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POKEMONLa polizia municipale di Bari fronteggia un’ invasione di mostriciattoli e assembramenti non autorizzati di cacciatori dei medesimi in pieno centro: fantascienza nostrana? No: è arrivata Pokémon Go un’applicazione gratuita per smartphone che sfrutta la  Realtà Aumentata o AR per finalità ludiche e lucrative (di soggetti diversi e complementari, s’intende). Come i Google Glass o altre versioni di occhiali ‘intelligenti’, consente di sperimentare, andando a zonzo per la città, una sovrapposizione fra elementi reali e virtuali, con la possibilità di interagire attivamente con essa. E consente di fare meglio quello che chi pratica la meditazione di consapevolezza si sforza di disfare (con più o meno successo): compiere una o più azioni pensando ad altro, gestire flussi dissociati di informazione a livello subliminale, sovrapporre agli stimoli sensoriali ed emotivi del presente una o più storie o fantasie che producono stimoli sensazioni e reazioni che innescano storie e fantasie che producono sensazioni e reazioni (e così via …).

Chi, come me, ignora allegramente i Pokémon e non gioca con i telefonini ma è incuriosito, dia un’occhiata a questo vecchio video tenendo presente che gli ‘effetti speciali’ sottoposti agli ignari passanti e pendolari sono più rozzi di quelli attualmente possibili e prevedibili grazie a questa tecnologia

 

e per inquadrare il fenomeno può leggere un articolo su Internazionale dello scorso luglio  che non lo demonizza, né discute la realtà aumentata in sé e per sé e i vantaggi che offre in molti campi (didattici, pubblicitari, comunicativi, medico-chirurgici, scientifici, militari, ecc.) ma propone uno scenario e suscita alcune domande.

La realtà aumentata non è altro che uno strato che sta tra noi e il mondo.

Ricordo quando per strada si camminava, si fumava, ci si baciava, si guardavano le vetrine o i monumenti, si mangiava il gelato, si chiacchierava, si giocava a pallone, si stava seduti in macchina ad ascoltare le musicassette; o ti sedevi al bar e al giardinetto a leggere il giornale, di quando in quando stiracchiandoti e alzando gli occhi a uno squarcio di cielo e ai tetti delle case, cogliendo un odore di pioggia o di fritto, il rombo di una motoretta truccata, la forma di una rosa, stralci di telecronaca della partita di calcio, un litigio fra due sconosciuti. In strada si lavorava, anche, se consegnavi merci o arrostivi castagne o vendevi borsette, e si chiedeva la carità. Alcune attività si potevano combinare (star seduto in macchina con la radio accesa a fumare e pensare aspettando un amico, ad esempio); alcuni di noi, fra le tante cose, combattevano gli alieni aspettando l’autobus, ma in genere lo facevano da soli e non ne parlavano volentieri.

Prima di schierarci a difesa dell’innovazione o scuotere il capo sospirando i bei tempi andati, vale la pena chiederci: siamo coscienti dell’entità e della natura dello ‘strato’ posto fra noi e l’esperienza presente (senza l’ausilio di una app) dal monologo interno, dal multitasking, dalla disincarnazione abituale, dalla reattività emotiva, dalla fretta, dai condizionamenti percettivi non esaminati e da quella che il Buddha, in una parola, definiva inconsapevolezza o ignoranza? In che modo nutrire avidità, avversione e illusione attraverso un giochino è diverso o più nocivo che nutrire certe abitudini mentali tramite le nostre fantasie inconsce e la realtà virtuale proiettata sullo schermo della nostra mente? Condividere la proliferazione emotiva e concettuale (quella che in pali si definisce papañca ) su Facebook è diverso che farlo dal parrucchiere o in ufficio? Non ho risposte pronte in un senso o nell’altro, ma mi interessa sapere cosa ne pensa chi pratica il Dhamma e la meditazione.

Una prima differenza che emerge, per me, è che ammazzare alieni (o quel che sia) tramite una app piuttosto che nella nuda fantasia nutre certe relazioni sociali e poteri economici. E che anche il fantasticatore più incallito ma privo di supporti elettronici o del rinforzo sociale corre il rischio di incontrare se stesso e le proprie azioni prima o poi, attraverso gli altri, uno stimolo fisico, le emozioni indotte da un libro o da un film, o la multa di un vigile. Ma chissà dove ci porta l’evoluzione umana, e il rapporto con la realtà sensoriale potrebbe divenire col tempo meno importante.

Il risveglio al tempo dei Pokémon …. Attendo  vostre osservazioni.