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Rilancio qui il servizio di Radio3 Rai dedicato all’irruzione di un gruppo di naziskin nella sede di un’associazione di Como che si occupa di accoglienza e assistenza ai migranti  Tutta la città ne parla 

Il succo del fatto di cronaca si può leggere QUI   L’azione del gruppo neofascista non ha comportato violenze fisiche o danni alla proprietà: i presenti sono stati ‘solo’ costretti ad ascoltare un proclama in cui venivano accusati di fomentare una pericolosa invasione e causare la progressiva “sostituzione”  del popolo europeo con un “non popolo” (?).  Quali indicibili angosce psicotiche, e scenari fantascientifici, risuonino in questo straordinario pronunciamento, lascio a  voi esaminare.

Fra qualche ora il dibattito, che include il racconto dei fatti dal punto di vista di uno dei volontari,  si potrà riascoltare in Podcast trasmissione del 30/11/2017

“La paura nasce dall’armarsi” ci ricorda il Buddha nei bei versi del Sutta Nipata LEGGI IL POST PRECEDENTE  Ma la mente non educata e non riflessiva continua, inesorabile, a immaginare il contrario (“devo armarmi per sconfiggere il pericolo ed eliminare la paura”) e necessita di pressare e travasare sugli altri, o meglio dentro agli altri, ciò che non sa affrontare, capire, digerire, trasformare. La debolezza dello Stato, la vaghezza amorfa del corrente concetto di tolleranza (“chiunque può dire la propria, tutte le opinioni valgono uguale”) mi pare che amplifichi il senso di una mancanza di confine e di limiti, generando uno spazio sociale caotico e frammentario dove sentirsi esistere è difficile. Dunque gettare una bomba con le parole, farsi ascoltare non per convincere, per sollevare un problema, per proporre, ma per immaginarsi vivere, per stare a galla in un mare di rappresentazioni mentali dove toccare la terra di una comune umanità e svegliarsi dall’incubo risulta impossibile, o forse troppo doloroso.

A un certo punto abbiamo pensato che dividere il mondo in buoni e cattivi fosse ingiusto, pericoloso, inadeguato a descrivere la realtà e la storia. Che tutti avessero eguale diritto di parola e di azione indipendentemente dalla qualità di ciò che pensano e fanno e dagli effetti che producono. E se fosse il momento di fare un piccolo, consapevole, passo indietro e, senza intenti persecutori o disprezzo, rinsaldare gli argini della convivenza democratica, comprendere che le intenzioni e i progetti per cui la gente si associa e si riunisce non sono tutti validi e accettabili? E se invece delle condanne salottiere al razzismo (antisemitismo, omofobia e via elencando) si decidesse di rispettare e applicare le leggi, ad esempio l’art. 4 della legge 20 giugno 1952, (Apologia del fascismo) o la legge 25 giugno 1993, n. 205 (Legge Mancino)?  Condivisibile, in questo senso,  il commento di Saverio Ferrari su Il Manifesto di oggi .  Non sono così ingenua da credere che basti la legge o la repressione per cambiare la mentalità delle persone o per tenere a bada i cattivi e vivere tutti felici e contenti. Ma l’infinito dibattito in cui sembra che non abbiamo mai scelto, come Paese, da che parte stare, ci mette nella pericolosa situazione in cui bisogna attendere l’atto eclatante, la violenza efferata o l’abuso esplicito da parte di un individuo o un gruppo per correre ai ripari e dire: “No, spiacente ma questo non è accettabile”.

Sempre più comprendo il valore inestimabile del Dhamma, e la possibilità per chi educa se stesso di contribuire a una cittadinanza responsabile, meno vulnerabile all’angoscia, alla rabbia, all’autogiustificazione moralistica, all’impotenza (stavo per dire al ‘disfattismo’, ma mi sono ripresa in tempo … smile!)