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Oltre a questo articolo, consultate la pagina del Laboratorio Mestre 2019 per materiali su questo tema e la relativa area dei Commenti per spunti di pratica e traduzioni di testi. Se avete domande, postatele qui o su quella pagina.

La percezione dell’impermanenza

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Diversamente da quanto si potrebbe credere, la riflessione sulla mortalità, sul cambiamento e sulla natura condizionata e impermanente di tutti gli aspetti dell’esperienza fisica e mentale con cui di norma ci identifichiamo è presentata nei testi del buddhismo antico come terapeutica, liberante, fonte di saggezza, gioia e compassione.

Perché funzioni come antidoto all’egocentrismo e alla fissità percettiva che alimenta le afflizioni e le dipendenze del cuore, la percezione dell’impermanenza necessita di un’attenzione chiara e focalizzata sul presente, di un vivido senso della propria incarnazione, e di una disponibilità fiduciosa a farci insegnare le verità dell’esistenza dalla voce umile e spesso inascoltata delle esperienze più ordinarie e comuni che diamo per scontate, a cui resistiamo, o che si impongono al cuore come frammenti del più ampio, e apparentemente interminabile, racconto di un fantasmatico sé.

Bhikkhu, così come in autunno, quando il cielo è limpido e senza nubi, il sole che sorge dissipa l’oscurità dello spazio con i suoi raggi, la sua luce, il suo splendore, allo stesso modo, quando è sviluppata e coltivata, la percezione dell’impermanenza dissipa l’attaccamento al piacere sensoriale, dissipa l’attaccamento al divenire, dissipa l’ignoranza, e sradica la finzione ‘io sono’. E in che modo, bhikkhu, bisogna sviluppare e coltivare la percezione dell’impermanenza … ? ‘Questa è la forma fisica: così sorge, così svanisce; questa è la sensazione … questa è la percezione … queste sono le volizioni … questa è la coscienza: così sorge, così svanisce’. Ecco come si sviluppa e coltiva la percezione dell’impermanenza affinché dissipi completamente l’attaccamento al piacere sensoriale, l’attaccamento al divenire, l’ignoranza, e sradichi la finzione ‘io sono’. –  Saṃyutta Nikāya 22.102 Aniccasaññā-sutta  (Il discorso sulla percezione dell’impermanenza)

Come introduzione, per i partecipanti:

Sui cinque upādāna khandha, ossia “aggregati” o “gruppi di appropriazione” secondo il buddhismo antico   Un grumo di schiuma

Sulle “percezioni correttive” nella meditazione di visione profonda (vipassanā)

(Laboratorio Mestre 2019, audio 7)