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Giornata di meditazione

sabato 13 giugno INFO QUI

Diversamente da quanto si potrebbe credere, la riflessione sulla mortalità, sul cambiamento e sulla natura condizionata e impermanente di tutti gli aspetti dell’esperienza fisica e mentale con cui di norma ci identifichiamo è presentata nei testi del buddhismo antico come guaritiva, liberante, fonte di saggezza, gioia e compassione.

Perché funzioni come antidoto all’egocentrismo e alla fissità percettiva che alimenta le afflizioni e i condizionamenti del cuore, la percezione dell’impermanenza deve essere coltivata sulla base di un’attenzione chiara e focalizzata nel presente, di un vivido senso della propria incarnazione e di una disponibilità fiduciosa a farsi insegnare le verità dell’esistenza dalla voce umile e spesso inascoltata delle esperienze più ordinarie e comuni che diamo per scontate, a cui resistiamo, o che si impongono al cuore come frammenti del più ampio, e apparentemente interminabile, racconto di un fantasmatico sé.

Bhikkhu, così come in autunno, quando il cielo è limpido e senza nubi, il sole che sorge dissipa l’oscurità dello spazio con i suoi raggi, la sua luce, il suo splendore, allo stesso modo, quando è sviluppata e coltivata, la percezione dell’impermanenza dissipa l’attaccamento al piacere sensoriale, dissipa l’attaccamento al divenire, dissipa l’ignoranza, e sradica la finzione ‘io sono’. E in che modo, bhikkhu, bisogna sviluppare e coltivare la percezione dell’impermanenza … ? ‘Questa è la forma fisica: così sorge, così svanisce; questa è la sensazione … questa è la percezione … queste sono le volizioni … questa è la coscienza: così sorge, così svanisce’. Ecco come si sviluppa e coltiva la percezione dell’impermanenza affinché dissipi completamente l’attaccamento al piacere sensoriale, l’attaccamento al divenire, l’ignoranza, e sradichi la finzione ‘io sono’. –  Saṃyutta Nikāya 22.102 Aniccasaññā-sutta  (Il discorso sulla percezione dell’impermanenza)

In considerazione del carattere non introduttivo di questa giornata di pratica, è richiesta una preparazione di base e una buona esperienza di meditazione intensiva e quotidiana secondo l’approccio satipaṭṭhāna.

Come introduzione al tema e preparazione per la pratica (su questo blog):

Sui cinque upādāna khandha, ossia “aggregati” o “gruppi di appropriazione” secondo il buddhismo antico   Un grumo di schiuma   (vedi anche le Note all’articolo) Letture dai Sutta 2019 (scheda del seminario e video 1)

Sulle “percezioni correttive” nella meditazione di visione profonda (vipassanā)

Vipallasa: inversioni percettive (Laboratorio Mestre 2019 audio 3)

Le percezioni correttive (Laboratorio Mestre 2019 audio 7)

 

Vedi anche la pagina del Laboratorio Mestre 2019 e la relativa area dei Commenti per spunti di pratica e traduzioni di testi.