Spazio Aperto Meditazione e riflessione sul Dharma
mercoledì 18:30 (online) info
gli incontri si tengono tendenzialmente il primo e terzo mercoledì del mese con lo scopo di creare connessione, scambio e mutuo supporto fra chi già pratica e studia il Dharma, e dare modo a Letizia di affrontare temi essenziali della pratica meditativa buddhista partendo dalle concrete esigenze, difficoltà, esperienze e comprensioni portate dai partecipanti.
Come sempre, tutti sono benvenuti a partecipare a uno o più incontri liberamente. Ma considerate che Spazio Aperto non è un ‘gruppo di meditazione’ e non sostituisce la frequenza a corsi e ritiri condotti da insegnanti qualificati, né il lavoro personale con un metodo di meditazione supportato dalla riflessione sugli insegnamenti e sulla propria condizione di vita.
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Ciao.
Innanzitutto un sentito ringraziamento per la bellissima giornata di Domenica.
Volevo fare una domanda relativa ad una sensazione di essere “in bilico”.
Mi sto accorgendo che il sorgere di resistenze più o meno forti è praticamente costante, come (mi sembra di avere capito) costante è il contatto che avviene attraverso le sei basi sensoriali.
Il processo è così veloce e frequente che da un lato diventa quasi impossibile risalire tutte le volte alle cause e condizioni che hanno determinato una certa reazione, dall’altro anche porre troppa attenzione al processo stesso mi dà l’impressione di “chiudermi” dando eccessiva importanza all’etichettatura.
Allora mi sono detta: poniamo l’attenzione solo al momento della percezione dell’attrito e quando sorge, ricordando che mi metto nei pasticci se lo seguo, e cerco di rilassarmi.
Ma adesso sorge questa domanda, anzi come un nuovo livello di sofferenza: dove devo porre l’attenzione a questo punto?
Grazie
Beatrice
Ciao Beatrice! Vieni su Zoom domani? Così capisco meglio la tua domanda. Da quel che dici, mi sembra che semplicemente rilassare la tensione fisica e non fissarsi troppo internamente o esternamente è un buon modo di mantenere la presenza e non reagire meccanicamente sull’onda della resistenza.
Dal Laboratorio del Lunedì
Buongiorno Letizia e tutti.
Vorrei condividere in questo spazio la mia esperienza della meditazione dell’ultimo incontro, non avendolo fatto oralmente. L’ascolto non analitico del suono e in questo caso specifico quello della campana, mi aiuta moltissimo a creare un passaggio tra l’esterno e l’interno, mi sembra di percepire che il confine tra me e l’ambiente si assottigli. In quest’ultima esperienza, al termine della campana iniziale, il suono ha lasciato spazio al silenzio eppure l’apertura che si era creata è rimasta inalterata, il dentro e il fuori di me erano un po’ un tutt’uno. Poi come al solito sono arrivate le etichette e va be’… non voglio però soffermarmi su questo aspetto. Ho portato avanti la meditazione utilizzando il più possibile questa modalità. Al termine, l’apertura degli occhi mi ha fatto vedere il disordine della mia stanza e il lavoro in sospeso da tempo con relativo fastidio, ma subito dopo, nel guardare lo schermo, il vedere tutta la nostra comunità nel suo insieme, a quadretti, ho provato improvvisamente un commovente senso di tenerezza, benevolenza per tutti noi… Mi chiedo se l”esperienza con il suono/silenzio fatta poco prima mi abbia anche aiutata nell’atto di vedere in un modo diverso. Può essere questo sentimento inaspettato un piccolo segno di apertura del confine dentro e fuori?
Ciao Marina, grazie della condivisione. Cerca di venire all’intensivo di fine novembre, dedicato appunto alla meditazione sulle sfere sensoriali. Come hai notato, l’udire particolarmente aiuta a ridefinire il confine interno/esterno. Qualunque sentimento sorga è sempre ok, ma il punto è continuare a ricevere e lasciar andare attimo per attimo senza afferrare (per quanto possibile) o meglio accorgersi quando ci si fissa su qualcosa, si giudica buono, cattivo, ecc.
Grazie per la tua risposta Letizia. Mi è molto più chiaro il momento in cui ho iniziato a fissarmi e a solidificare quello che stavo provando verso la fine di questa mia esperienza.
Vorrei condividere che stare dalla parte di ciò che conosce, piuttosto che del “conosciuto”, mi ha permesso di vedere i diversi livelli delle attività della mente… da quelle più grossolane alle più sottili… ho avuto un’esperienza di leggerezza, perché di fronte a ciascuna attività (nel corso della pratica di oggi sono riuscita a organizzare la cena per il compleanno di mio marito, l’ho visto e ho sorriso… “niente di personale”… poi avevo male al collo, l’ho visto e ho sorriso… “niente dí personale”… dopo un po’ di sorrisi le attività più evidenti si sono placate, allora c’era il narratore soddisfatto, ho sorriso ….”niente di personale”… e più sottimente ancora nella pace del citta c’era lo spirito compassionevole (sotto forma non di parole o peo) che voleva dedicare quello stato a tutti gli esseri senzienti e ancora ho sorriso… “niente di personale”….) quel sorriso ricorrente mi ha permesso di vedere “sparire” e dissolversi l’attività. Non dovevo “io” fare qualcosa, lasciare andare o metter giù… quel “niente di personale” ha tolto anche il soggetto, con una specie di umorismo… molto liberante, me lo porto anche nella giornata, in mezzo alle attività!
Buon pomeriggio Letizia,
scrivo qui sperando di essere nel “posto” giusto. Sono Roberto, mi sono iscritto a spazio aperto alla quale ho partecipato mercoledì (15 ottobre) per la prima volta e volevo scusarmi se non mi sono presentato, farò del mio meglio al prossimo incontro. Grazie innanzitutto per il blog perchè è da circa un anno che seguo gli audio che hai gentilmente reso disponibili e li ho trovati utilissimi per la pratica sia formale che non. Vorrei chiedere se la lettura dei libri di A. Sumedho per il prossimo incontro sarà relativa a: niente di personale e indentità? ho capito bene?
grazie ancora
ogni bene
Roberto Galli
Ciao Roberto, si le letture in programma sono quelle che dici. L elenco completo si scarica dalla pagina Spazio Aperto in autunno (aggiornamenti) le ‘settimane’ si calcolano dal 29 settembre Allora aspetto di rivederti in novembre e nel frattempo puoi postare riflessioni o domande qui
A proposito di audio Roberto… sulla pagina Audio c’è il link alle registrazioni (parziali) degli incontri del Lab online del lunedì, che seguono lo stesso programma di letture di Spazio Aperto…
Grazie di cuore!
Buongiorno , ho letto spesso nel passato i testi di Achaan Sumedho , ma ancora non riesco a capire il significato del titolo Il suono del silenzio , mi sembra di aver capito ma poi non lo so più, sono incerta , confusa , come dice lo stesso autore; anche consapevolezza intuitiva mi risulta difficile , non è qualcosa di concettuale , ma che cos’è? Come posso utilizzarla ? Domande primitive ?
Ciao Giuseppina, ma tu pratichi la meditazione? In quel caso, se vieni a un incontro di Spazio Aperto proviamo a vedere insieme…
Buongiorno, vorrei fare una riflessione/domanda sul tema della sofferenza, sul suo significato e dimensione.
Pensando, sentendo e vivendo questo tema mi è sembrato di notare che ci siano diversi livelli di profondità che disegnano la forma della sofferenza e la mia relazione con essa.
All’inizio abbracciare la sofferenza vuol dire essere veramente disponibili a sentirla, senza rifiuto e senza etichette, solo farla partecipe del presente. La possibilità di fare questo si fa reale attraverso il rilassamento ed il consolidarsi di una base sicura che ti sostiene e la fiducia che “va bene così”.
Quando il terreno è abbastanza stabile e la consapevolezza si allarga la sofferenza si manifesta come una specie di paura, una incertezza, un non saper cosa fare dello spazio lasciato libero dalle reazioni abituali che ti hanno fatto sempre agire.
Faccio fatica a rendere meraviglia questa incertezza perchè c’è la sensazione che ci sia qualche cosa che deve essere preservato per poter prendere le decisioni nella vita, per sopravvivere.
Grazie
Beatrice
Grazie Beatrice. Mi sembra che tu abbia colto la natura del processo, che non è lineare e in qualche modo ci svela strati e sfumature diverse di quello che con una parola generica chiamiamo ‘sofferenza’ . Avremo modo di riprendere il discorso durante il laboratorio. Al momento posso dire che la gentilezza verso se stessi e il tenere i piedi per terra, occupandosi dei propri compiti ordinari e delle persone care con diligenza, aiutano a non perdersi nei meandri…
buongiorno Letizia e tutti, avrei due temi da proporre. 1 Mentre il mio impegno va sul superare o sciogliere un ostacolo un nodo un qualcosa che mi soffrire vedo invece che se questo non cambia nonostante l’applicazione qualcosa d’altro non previsto e non lavorato migliora si apre e se è una paura quasi scompare. 2 Mi rifaccio all’ultimo sutta trattato a spazio aperto. Nella traduzione che avevo letto su suttacentral c’era però anche la storia della signora e della serva. La prima aveva fama di generosa buona etc ma quando la serva inizia con un po’ di malizia a metterla alla prova scopriamo che invece è piena di astio e di rabbia repressa. Mi sono ritrovato per ora dalla parte della serva perché sto vivendo una situazione simile. Grazie
buongiorno Letizia e tutti, avrei due temi da proporre. 1 Mentre il mio impegno va sul superare o sciogliere un ostacolo un nodo un qualcosa che mi soffrire vedo invece che se questo non cambia nonostante l’applicazione qualcosa d’altro non previsto e non lavorato migliora si apre e se è una paura quasi scompare. 2 Mi rifaccio all’ultimo sutta trattato a spazio aperto. Nella traduzione che avevo letto su suttacentral c’era però anche la storia della signora e della serva. La prima aveva fama di generosa buona etc ma quando la serva inizia con un po’ di malizia a metterla alla prova scopriamo che invece è piena di astio e di rabbia repressa. Mi sono ritrovato per ora dalla parte della serva perché sto vivendo una situazione simile. Grazie
Buongiorno a tutti, questo tema può interessare? “Il linguaggio poetico come chiave di lettura e comprensione”. Il linguaggio poetico, lasco nei rimandi e nei significati, contiene e richide un analogo tipo di pensiero per essere praticato/accolto. Pur passando dalla parola allude ad un sentire che la parola non puo dire del tutto, non può esprimere compiutamente, a volte koan a volte aiku, sempre interroga, indica vie che vanno esplorate per risonanza. Penso poi ai praticanti poeti, a Thich Nhat Hanh a Chandra Candiani ad esempio e ai tanti spunti che mi sono arrivati in dono. Ma vi lascio con una poesia di Silvia Bre.
Se il nostro luogo è dove
il silenzioso guardarsi delle cose
ha bisogno di noi
dire non è sapere, è l’altra via,
tutta fatale, d’essere.
Questa la geografia.
Si sta così nel mondo
pensosi avventurieri dell’umano,
si è la forma
che si forma ciecamente
nel suo dire di sé
per vocazione.
Buona domenica 🙂
Massimiliano
VORREI POSTARE UN COMMENTO MA NON CI RIESCO. QUINDI SONO COSTRETTA A “SIMULARE” UNA RISPOSTA A MASSIMILIANO. NON MI è CHIARO IL TERZO DEI 4 PASSAGGI: ILLUMINA, ABBRACCIA, LASCIATI LAVORARE, LASCIA ANDARE. QUALCUNO PUO AIUTARMI? E ANCORA SCUSA A MASSIMILIANO
Un tema/domanda che mi sto facendo e che credo ci riguardi tutti: come cambiano, se cambiano o come possono cambiare le nostre relazioni famigliari, amicali, sociali e amorose con l’entrare della pratica nella nostra vita?
Riprendo il tema proposto da Sandro da una domanda posta da Letizia: “nella pratica ci sono elementi deliberati che possono cambiare le nostre relazioni?”
Non sono certa di aver compreso bene la domanda ma, insieme alle riflessioni condivise a Spazio Aperto, mi ha suggerito di rileggere un sutta letto insieme e grazie ad altre amiche di pratica.
Mi piacerebbe, con la tua guida Letizia, approfondire il tema che abbiamo affrontato alla luce dei passaggi proposti in questo sutta https://suttacentral.net/mn21
Con gratitudine
Grazie a chi posta commenti Ma prego tutti di aggiungere il proprio nome reale, se l’intestazione o l’email con cui accedono non lo contiene.
Mi spiace ma non so perché il commento è partito con quello strano indirizzo. Cerco di capire e risolvere il problema Marisa Marotta
Marisa Marotta Pedagogista Counselor cell:3200858119
1.”Sampajanna è un termine che viene tradotto con chiara comprensione, un’espressione un po’ vaga, dove quel chiara non dice molto sulla portata della chiarezza in questione. Quando si hanno definizioni chiare si crede anche di avere una chiara comprensione. Ecco perchè non ci piace la confusione, vero? Non ci piace sentirci nel vago, confusi o incerti. Stati come questi ci sono francamente antipatici, mentre passiamo molto tempo a ricercare chiara comprensione e certezza. Ma sati-sampajanna include la vaghezza, include la confusione, include l’incertezza e l’insicurezza. E’ una chiara comprensione o appercezione della confusione, un riconoscimento che è così. Incertezza e confusione sono così. Quindi è una chiara comprensione o ricezione anche della condizioni mentali più vaghe, nebulose o amorfe”.
2. “Uno dei problemi che affliggono il meditante è la tendenza al ‘doverismo’.”
Ho citato i due paragrafi da Achaan Sumedo, Consapevolezza intuitiva, 2005 Ubaldini e la traduzione è proprio di Letizia! E li cito perchè in qualche modo li ho sperimentati.
Vorrei dire quanto siano importanti per me le istruzioni: il radicamento e il rilassamento progressivo mi familiarizzano con l’esperienza meditativa. Mi introducono in una dimensione ancora ignota. Ricordo che Letizia mi disse durante uno spazio aperto: ”vai avanti con il tuo metodo”. Il mio metodo adesso è così fatto: radicamento, rilassamento graduale dalla testa ai piedi dove l’attenzione tocca un’area, la sente, quasi la massaggia e riceve e poi prosegue. Questo mi aiuta a entrare nel momento presente. Poi consapevolezza del momento presente nella sua molteplicità lasciando da parte passato futuro e storia personale. Ricordo alla mente queste istruzioni e sto con esse; poi ricordo la consapevolezza silenziosa del momento presente e le istruzioni di non commentare e notare invece lo spazio tra una cosa e un’altra che si presenta. Più avanti passo alla consapevolezza silenziosa del respiro nel presente cercando di stare con l’esperienza del respiro (inspirazione/espirazione) ricevendo le sensazioni: Qui però trovo difficoltà a mantenere l’attenzione con continuità e mi sto esercitando a farlo. Ci vuole molta pazienza e fiducia ma c’è qualcosa che mi impedisce di lasciarmi andare, di abbandonarmi.
Grazie Sandro.” Ci vuole molta pazienza e fiducia ma c’è qualcosa che mi impedisce di lasciarmi andare, di abbandonarmi.”
Si, continuando con pazienza e fiducia, oltre al respiro diventerà spontaneamente chiaro quel ” qualcosa” e non sarà più un ostacolo ma verrà integrato… e via via tutte le ‘cose’ …
“Quando sono teso e confuso, ho bisogno di capire che non posso forzare i miei pensieri, sani o malsani, per negare le emozioni spiacevoli: ciò può soltanto causarmi più ansia e depressione. Devo accettare i miei pensieri e le mie emozioni ed essere capace di ammettere che non posso cambiarle tutte insieme, solamente con la mia volontà. Forse in quel momento non hanno senso e sono in contraddizione con quello che penso, ma devo ugualmente accettarle con tolleranza”. Da Oggi Soltanto, Emotivi Anonimi, 22 aprile pensiero del giorno.
Buongiorno. Sono Augusta. Ritornare, stimolare il dubbio quando si è, da un po’ di tempo, in quello stato di equanimità, della serie ” va tutto bene, tutto scorre, le cose sono così come sono”; quando mi sembra di avere stampato in faccia un sorriso che più che beato mi pare ebete, stimolare il dubbio, come diceva Letizia mercoledì scorso, mi è parso un raggio di luce. La risposta che cercavo, ma come fare mi risulta complicato. Non credo di aver capito come procedere. Mi è parso al momento di comprendere ma poi mi sono persa..nel mare dell’equanimità. Una sorta di inerzia come un posto di blocco. Buon fine settimana🤗🌹
Grazie Augusta. Lo riprendiamo al prossimo Spazio Aperto. Intanto, non si tratta di un dubbio scettico o di un ragionamento, ma di una sensazione di domanda, o di meraviglia, legata alla funzione della consapevolezza. Come se ti chidessi: chi è consapevole del respiro? (o del fluire, ecc) chi è presente qui, al di la delle storie e delle parole?
Mi permetto di incollare questo brano del venerabile Sumedho che risuona coi temi di stasera e con gli insegnamenti di Letizia!
“Finché continuerete a pensare a voi stessi come a una persona che deve fare qualcosa per divenire qualcos’altro, sarete ancora in una trappola, in una condizione della mente che ritiene di essere un sé, e non capirete bene mai niente. Non importa per quanti anni praticherete la meditazione, non capirete mai davvero l’insegnamento, non centrerete mai il bersaglio.
Il modo diretto di vedere le cose adesso – qualsiasi cosa sorga, svanisce – non significa che state gettando via tutto. Vuol dire che state osservando in un modo nuovo, mai utilizzato in precedenza. State osservando dalla prospettiva di quello che c’è qui e ora, invece di cercare qualcosa che qui e ora non c’è.
Così, se entrate nel tempio pensando: «Devo trascorrere quest’ora alla ricerca del Buddha, tentando di divenire qualcosa, provando a vincere questi brutti pensieri, a stare seduto e praticare duramente per diventare ciò che dovrei diventare. Sì, farò così, me ne starò qui seduto e cercherò di sconfiggere delle cose e di tenermi saldamente ad altre … ». La meditazione praticata in questo modo è davvero uno sforzo immane e, sempre, un fallimento.
Però, se entrate nel tempio e vi limitate a essere consapevoli delle condizioni della mente, vedrete in prospettiva il desiderio di divenire, di vincere, di fare qualcosa o la sensazione di non riuscirci. Oppure, anche, l’idea di essere una persona esperta o qualsiasi altra cosa. Inizierete a vedere che qualsiasi cosa sperimentiate è una condizione mutevole e non-sé. State osservando dalla prospettiva del Buddha, invece di fare qualcosa per diventare un Buddha. Quando parliamo di sati, di consapevolezza, è questo che intendiamo.
[…]
La gente mi dice: «Non riesco a fare tutto questo, sono solouna persona normale, un laico, mi rendo conto di non poterlo fare,per me è troppo». Io rispondo: «Se ci pensi non riesci a farlo, questo è tutto. Non pensarci, fallo e basta». Il pensiero non fa altro chetrascinarvi nel dubbio. Le persone che pensano alla vita non riescono a fare nulla. Se vale la pena di farlo, fatelo. Quando vi sentite depressi imparate dalla depressione, quando vi ammalate imparate dalla malattia, quando siete felici imparate dalla felicità: nel mondo, queste sono tutte opportunità per imparare. Continuare ad ascoltare in silenzio e a osservare deve diventare un modo di vivere … poi comincerete a comprendere i fenomeni condizionati. Non c’è niente di cui aver paura. Non c’è nulla che dobbiate avere che già non abbiate, non c’è neppure niente di cui sbarazzarsi.”
Da “Così com’è” Ed. Santacittarama Pag 31,33
E come spunto: la relazione tra approcci graduali e diretti, ha senso questa suddivisione? La gradualità non procede comunque per salti, retromarce, scalini? E ciò che è diretto non viene comunque preparato lasciando sedimentare le opportune cause e condizioni?
Un grosso grazie al Sangha
Buongiorno.
Sono Augusta.
Volevo ringraziare Letizia per aver “tradotto” in modo più comprensibile il mio sconclusionato intervento di ieri sera.
In questa settimana sono stata accompagnata da due parole che Letizia ha detto lunesdì scorso riferendosi al pensiero sull’interdipendenza. “Sembra banale”.
All’inizio, in primo piano c’era, “Banale” e sorgeva un senso di ‘spiacevole’. Il segno evocava significati non piacevoli (‘scontato’, ‘non importante’).
Affiancata alla sensazione spiacevole c’era la vigilanza. Non piacevole per chi? Per me che me l’accollo. Sofferenza. Ok, solo una sensazione spiacevole.
Il riconoscimento ha come depotenziato la sensazione che è andata in dissolvenza, facendo spazio all’altra parola “Sembra”.
Questo segno evocava un senso piacevole di apertura. di interesse ad andare oltre l’apparenza. Piacevole? ……..C’è interesse e fiducia nella pratica, nel “metodo” che rivela la realtà delle cose.
La mente-cuore, libera, allineata al corpo, semplicemente “sa” che questi muscoli/tendini in questo corpo sono in una relazione di interdipendenza (che, a ben vedere, è la misura di tutto ciò che vive). Lo sa senza bisogno di parole, in modo diretto, intuitivo. E tanto basta.
In quello spazio di contatto diretto, di unione non c’è né piacevole, né spiacevole, né Santina.
Grazie a Massimiliano per il fondamentale contributo. Proprio ieri ho riscontrato con sorpresa tra la proliferazione mentale e un diffuso stato di contrazione della muscolatura che mi accompagna nelle attività ordinarie. Me ne sono accorta facendo la doccia, momento in cui deliberatamente, e ovviamente per evitare ustioni, avverto le sensazioni corporee, che altrimenti sono sempre assenti. E mi chiedo: la “contrazione” da quale dei due poli è generata.
Grazie a tutti
Grazie a chi posta commenti. Ma ricordate di inserire il vostro vero nome, se l’indirizzo email non lo contiene
blog di oggi 10 febbr: sono paola mariotti
E’ una visione karmica (visione non è la parola giusta ma non ricordo quale avevi usato Letizia). Non è la realtà.
La realtà potrebbe essere la comprensione che non è la realtà ma solo una configurazione caleidoscopica, non casuale ma karmica.
La chiarezza non è distinguere il bene dal male, vedere cosa prendere o lasciare.
Scegliere è solo far fare un giro al caleidoscopio: diversa configurazione, stesse pietruzze.
La chiarezza potrebbe essere uscire dal caleidoscopio? Ma uscire ed entrare sono comunque due estremi, come bene e male, come prendere e lasciare.
Non so se questo ha un senso, se esiste un senso o un’utilità. Se esiste un linguaggio di realtà e chiarezza. Mi pare di aver letto da qualche parte che esiste o è esistita una lingua in cui uno stesso termine indica una cosa ed il suo opposto. Per esempio il segno X vuol dire sia chiaro che scuro. Mi aveva colpito ma non riuscivo a concepire; ora forse riesco ad intuire qualcosa.
Ciao Paola. Dunque hai notato una contrazione muscolare mentre ti facevi la doccia … questo è buono, significa che c’è presenza e che la proliferazione verbale non copre completamente il cielo (la chiarezza)
Ora, la nostra pratica non consiste nel porsi domande o giudicare (“non sento mai.”.. ecc.) ma concretamente e istantaneamente appena notiamo tensione rilassare i muscoli, tutto il corpo insieme ,o prendersi un minuto (non di più) per rilassare dalla testa ai piedi i punti critici (che ormai conosciamo: cuoio capelluto, sopracciglia, bocca, spalle ecc.) lo si può fare in ogni situazione, sotto la doccia o lavando i piatti o stando a letto…
Per lavorare sulle contratture in generale e per migliorare la propriocezione (la capacità di sentirsi nello spazio e in movimento) consiglio sempre la ginnastica dolce e lo stretching (ogni palestra di quartiere o parrocchia ha corsi a prezzi accessibili per la terza età) se poi hai tempo e voglia, a casa 10 minuti di meditazione in movimento, molto lenta. Questo già è moltissimo !
perché lavora sulle abitudini mentali e le cambia attivamente.
Introdurre nuove abitudini, poco per volta come ho detto, va nella direzione giusta nel trasformare la mente.
Spero che aiutui
grazie Massimiliano per lo spunto e le riflessioni
certamente riprendiamo il tema al prossimo Spazio Aperto
Buongiorno Letizia e tutti, vorrei proporre come tema di riflessione, ma anche esplorazione, confronto esperienziale, quello sull’aggettivo “incarnato/a”. Spesso associato a “presenza”, sati. All’inizio il corpo stesso è “oggetto” dove veicolare l”attenzione, ma poi avviene una trasformazione, una incarnazione appunto, per cui sati si rafforza e si estende e sembra superare i confini della mente o forse rendere evidente che la mente lavora in continuo scambio con il corpo, e a volte mente e corpo si “allineano” producendo stati non solo piacevoli ma anche salutari. Penso anche alla similitudine dei 6 animali e all’enorme potenziale della presenza radicata nel corpo evidenziata in questo sutta. Nella mia esperienza “incarnato” mi arriva come se la polarità corpo fosse una specie di accumulatore di sati, un buffer, che garantisce continuità a sati anche quando la polarità mente per sua natura più curiosa e ballerina divaga un po’, e tenderebbe a lasciarsi portare e questo buffer (o inerzia) di sati incarnata, sullo sfondo, rendessero meno potenti le dinamiche del piacevole/spiacevole e le mutevoli reazioni del cuore, un contenimento appunto.
Questo meccanismo di inerzia/accumulo mi sembra anche fondamentale per sostenere la pratica non formale.
Come ultimo spunto, propongo il seguente: avendo allenato questa modalità di lavoro con il corpo è anche possibile “incarnare” altre qualità e/o contemplazioni (per esempio investigazione, energia e gli altri fattori di risveglio, oppure metta e altri brahamavihara
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