Aggiornamenti

Illustrazione di Achaan Sucitto, The Dawn of the Dhamma

Ho aggiunto al menu del blog una nuova pagina:  VIDEO   Qui troverete i link alle registrazioni dei seminari online condotti nell’inverno del 2018 e del 2019, insieme alla descrizione del webinar e altri documenti utili. Entrambi i seminari sono basati su materiale testuale relativo agli strati più antichi degli insegnamenti buddhisti e, pur non avendo alcuna pretesa accademica, tengono conto del lavoro corrente di studiosi e insegnanti di Dhamma che uniscono all’approccio critico-comparativo ai Discorsi una verificata fede nell’efficacia e nel valore soteriologico degli insegnamenti del Buddha storico.  Dai video sono state tagliate le parti interattive con i partecipanti al seminario, riferimenti personali o circostanziali e quanto non essenziale allo svolgimento del tema. Chi era iscritto al webinar 2018 o 2019 può continuare ad accedere al Forum di discussione utilizzando il vecchio link e la password. 

Per le date e le modalità di iscrizione ai prossimi seminari online tenete d’occhio il Calendario e gli Aggiornamenti periodici su questo blog. 

Colgo l’occasione per dire che, così come i discorsi tenuti nel corso dei miei ritiri o laboratori, queste videoconferenze nascono nel contesto di un percorso di studio e/o di pratica condotto con e per un gruppo specifico di persone temporaneamente associatesi attorno a un compito;  e non come ‘prodotti’ confezionati e intesi per una fruizione indipendente e, diciamo così, anonima, né come sostituto o equivalente di un ritiro o seminario o della relazione personale con un insegnante. Si tratta di ‘appunti’ che bisogna saper usare con discernimento e sempre nell’ottica di verificarne la rispondenza con gli insegnamenti originali, tenendo conto dei limiti e del progresso della propria personale comprensione.

Sottolineo che la produzione di audio o video tratti da queste occasioni di incontro e lavoro si deve alla libera iniziativa di uno o più partecipanti che ritengono utile poter tornare in un secondo momento sui temi toccati e desiderano condividere con altri certi spunti di riflessione o la possibilità di essere introdotti, in italiano, alla lettura dei testi del buddhismo antico. Pur essendo prodotti amatoriali (e di qualità tecnica variabile)  richiedono comunque tempo e lavoro: in nessun modo lo immagino come un servizio dovuto a me, ai lettori di questo blog o a chi partecipa a un ritiro o seminario, né lo ritengo un necessario corredo alla mia attività di condivisione del Dhamma.

Per finire con una nota augurale (dopo un preambolo un po’ serioso): spero davvero che queste Letture dai Sutta online stimolino e incoraggino alcuni di voi a ‘connettersi’ – non col computer ma nella propria vita – al tesoro degli insegnamenti originari del Buddha, superando una prima, comprensibile timidezza nell’accostarsi a un linguaggio nuovo.

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  • Segnalo che (da qualche tempo, ma mi era sfuggito) è disponibile una traduzione italiana del libretto di Achaan Sucitto Pāramī – Ways to Cross Life’s Flood  a cura delle Edizioni Monastero Santacittarama. Si può scaricare da QUI

La notizia può far piacere a chi di voi ha partecipato al Laboratorio Mestre 2017-18 secondo ciclo dedicato appunto alle 10 pāramī  (‘perfezioni’ o virtù trascendenti)  cimentandosi con il testo inglese, e a chi desidera ascoltare o riascoltare le sessioni di quel Laboratorio disponibili alla pagina AUDIO

 

  • Su un tema affine: chi partecipa per la prima volta a un ritiro di meditazione thumbs_broussonetia-papyrifera-3condotto da me, e non ha familiarità con la tradizione buddhista theravada, può trovare utile qualche informazione preliminare sui 3 Rifugi e i 5 Precetti: sulla locandina di ogni ritiro metto un link a un breve elenco delle linee guida che forniscono la base comune per un comportamento corretto e favorevole alla meditazione; ma sul sito di Saddha (amici e sostenitori del Santacittarama) c’è una pagina con i canti in pali e alcuni articoli di commento che può essere un buon punto di partenza  CLICCA QUI  Su questo blog riferimenti ai 5 precetti per i laici e in generale all’etica del buddhismo antico si trovano cliccando sul tag ETICA BUDDHISTA (versione desktop) o usando la funzione di ricerca (casella in alto nella pagina) inserendo PRECETTI, RETTA PAROLA e simili.

 

Le domande dello yakkha

yakkha

Yaksha Manibhadra  (III-II sec. a.C.) Mathura

Fra le classi di esseri non umani potenzialmente interessati all’insegnamento del Buddha figurano gli yakkha (scr. yakṣa), spiriti potenti che abitano luoghi solitari, foreste, colline e grotte abbandonate in prossimità di villaggi e città. Vengono placati e propiziati con offerte e preghiere e l’erezione di altari e santuari; sovente, la naturale irruenza del carattere si trasforma in benigna forza protettrice per gli umani. La controparte femminile (yakkhinī) è al tempo stesso una feroce divoratrice di bambini e un nume tutelare della fertilità e dell’infanzia (cfr. Gail Hinich Sutherland, Disguises of the Demon: The Development of the Yaksa in Hinduism and Buddhism, 1991; e un interessante articolo di Bhante Sujato sugli echi del culto dell’albero e del sacrificio umano nei testi del buddhismo originario, disponibile qui )

    Nei Discorsi antichi si menzionano diversi yakkha con un nome proprio e una residenza; nella letteratura più tarda sono i protagonisti o i comprimari di racconti a sfondo edificante  (cfr G P Malalasekera, Dictionary of Pāli Proper Names ) Nel tempo l’iconografia dello yakkha confluisce nella figura del ‘protettore del Dharma’ posto a guardia dei templi e dei testi buddhisti. yakkhaguardiano

Nel Saṃyutta Nikāya del canone pāli un intero capitolo – il decimo della prima sezione – contiene conversazioni o episodi riguardanti yakkha, feroci o benevoli, che si rapportano al Buddha o ai suoi discepoli, fornendo lo spunto per insegnamenti di carattere etico e per la celebrazione del potere del Dhamma di trasformare le energie della paura e dell’aggressività con la fede, la gentilezza e la saggezza.

Traduco di seguito l’Aḷavakasutta Saṃyutta Nikāya 10.12 e il Maṇibhaddasutta Saṃyutta Nikāya 10.4    A questi link si possono consultare anche altre versioni, in cinese e pāli, degli stessi testi, nonché traduzioni in lingue moderne. Il primo è incluso fra i canti di protezione (paritta) che vengono ancor oggi eseguiti in certe occasioni dai monaci di tradizione theravāda.

Nell’Aḷavakasutta sono menzionate en passant altri classi di esseri non umani (devā, māra e brahmā) all’interno di un’espressione stereotipata con cui spesso si allude alla totalità del ‘mondo’ con l’intera gamma del bene e del male a ogni possibile livello di esperienza. Per semplicità li ho resi qui con “dèi, demoni e angeli”, ma cfr il già citato Dictionary of Pāli Proper Names per approfondire. 

Il termine yakkha si potrebbe rendere (seguendo la traduzione inglese di Bhante Sujato) con ‘spirito locale’ , che richiama il genius loci della religione romana; è preferibile forse a ‘demone’ e ‘orco’ (specie dopo Il Signore degli Anelli). Poiché, nei sutta, yakkha ricorre anche come epiteto del Buddha, nel senso di uomo potente o vigoroso (in senso spirituale), non sembra che il termine avesse in origine connotazioni negative o di malvagità. Certo, non tutti gli yakkha hanno un bel carattere o sono amici del Sangha, come si evince dal famoso episodio dell’ Udana in cui uno yakkha di passaggio, senza ragione apparente e ignorando i buoni consigli del suo compare, non resiste all’impulso di dare una bastonata in testa al grande monaco Sāriputta che medita al chiaro di luna! Pur non essendo particolarmente belli o buoni, gli yakkha cercano di migliorarsi e di trascendere la sofferenza; sono capaci di fede, di ammirazione, di tenerezza, danno buoni consigli e danno una mano quando possono. A volte, pongono domande su questioni importanti.

Dal canto suo, lo yakkha Maṇibhadda (un ‘ritratto’ del quale si vede nell’illustrazione in alto) esalta i benefici della consapevolezza o presenza mentale (sati); il Buddha lo corregge, in parte: la consapevolezza non basta a vincere l’odio, occorre coltivare amore e compassione.

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Yakkhini – Stupa di Sanchi

 

Con Āḷavaka (SN10.12)

Così ho udito. In una certa occasione il Buddha soggiornava nei pressi di Āḷavī, dov’è di casa lo yakkha Āḷavaka. E lo yakkha Āḷavaka si recò dal Buddha e quivi giunto lo apostrofò così:

“Esci, monaco!”

“Va bene, amico” disse il Buddha, e uscì.

“Entra, monaco!”

“Va bene, amico” disse il Buddha, e rientrò.

Per la seconda volta lo yakkha Āḷavaka disse:

“Esci, monaco!”

“Va bene, amico”, disse il Buddha, e uscì.

“Entra, monaco!”.

“Va bene, amico” disse il Buddha, e rientrò.

Per la terza volta lo yakkha  disse:  “Esci, monaco!” [come sopra]

Per la quarta volta lo yakkha Āḷavaka disse: “Esci, monaco”.  Ma il Buddha rispose: “Non uscirò, amico. Fai quel che devi fare”.

“Monaco, ti farò una domanda: se non risponderai sconvolgerò la tua mente, ti schianterò il cuore o afferrandoti per i piedi ti scaraventerò dall’altra parte del Gange!”.

“Amico, non vedo nessuno in questo mondo con i suoi dèi, diavoli e angeli, i suoi asceti e sacerdoti, principi e gente comune, che possa sconvolgermi la mente, schiantarmi il cuore o scaraventarmi dall’altra parte del Gange afferrandomi per i piedi. A ogni modo, domanda quel che vuoi”.

[Āḷavaka] “Qual è per un uomo il tesoro più grande? Cosa rende felici se ben praticato? Qual è il gusto più dolce?  Di chi si può dire che viva la vita migliore?”

[Il Buddha] “La fede è il tesoro più grande di un uomo. Il Dhamma rende felici se ben praticato. La verità ha il gusto più dolce. Di chi vive con saggezza si può dire che viva la vita migliore”.

“Come si attraversa la piena? Come si attraversa il mare? Come si supera la sofferenza? Come ci si purifica?”

“Con la fede si attraversa la piena. Con la diligenza, il mare. Con l’energia si supera la sofferenza. Con la saggezza ci si purifica”.

“Come si acquista la saggezza? Come si trova la ricchezza? Come si ottiene una buona reputazione? Come si cementano le amicizie? Come si passa da questo all’altro mondo senza angoscia?”

“Con il desiderio di apprendere, con la fiducia nei realizzati e nell’insegnamento che porta alla pace, chi è accurato e riflessivo acquista la saggezza. Facendo ciò che occorre, responsabilmente, chi ha iniziativa trova la ricchezza. La buona reputazione si guadagna con l’onestà. La generosità cementa le amicizie. Così si passa da questo all’altro mondo senza angoscia.

“Il laico fiducioso che ha queste quattro qualità – è veritiero, retto, perseverante, generoso –  muore serenamente. Chiedilo pure ad altri – ai tanti contemplativi e sacerdoti – se ci siano cose migliori di verità, padronanza di sé, generosità e pazienza”.

“Perché mai dovrei chiederlo ai tanti contemplativi e sacerdoti? Oggi ho capito cosa giova alla vita futura. Di certo è per il mio bene che il Buddha è giunto ad Āḷavī. Oggi ho compreso dove un dono reca grande frutto.  Io stesso viaggerò di villaggio in villaggio, di città in città, rendendo omaggio al Risvegliato e all’eccellenza del Dhamma”.

___________

Con Maṇibhadda (SN 10.4)

In una certa occasione il Buddha soggiornava nel Magadha, al santuario Maṇimālika dov’è di casa lo yakkha Maṇibhadda. E lo yakkha Maṇibhadda si accostò al Buddha e in sua presenza recitò questo verso:

“Chi è consapevole ha sempre fortuna

Chi è consapevole è più felice

Chi è consapevole ha un domani migliore

E si libera dall’odio”.

[Il Buddha]

“Chi è consapevole ha sempre fortuna

Chi è consapevole è più felice

Chi è consapevole ha un domani migliore

Ma non si libera dall’odio.

Chi notte e giorno

nutre pensieri di compassione

ed è amorevole verso tutti gli esseri

non odia più”.

Ritiro di aprile a Tossignano Bologna

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Contemplare la mente: le istruzioni satipaṭṭhāna

Ritiro residenziale a Tossignano (BO)  24-28 aprile

Concluso: la pagina è stata aggiornata con i materiali dal ritiro

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Questo è un breve ritiro a tema, adatto a chi ha già qualche esperienza nella pratica della meditazione di consapevolezza e un interesse per lo studio degli insegnamenti del  buddhismo delle origini.

L’accento è su come coltivare presenza mentale e chiara coscienza nell’arco delle attività della giornata, e su come applicare le istruzioni sulla contemplazione della mente/cuore contenute nell’insegnamento sulle “quattro applicazioni della consapevolezza” (satipaṭṭhāna)

LETTURE PRELIMINARI

Contemplare la mente – estratto dal SATIPAṬṬHĀNA SUTTA

(Educare la mente; L. Baglioni 2017)

ALTRI RIFERIMENTI TESTUALI e APPUNTI DAL RITIRO 

Citazioni dai Sutta PDF

Paṃsu­dho­vaka­ Sutta (Aṅguttara Nikāya 3.101) Il setacciatore e l’orafo

La tromba di conchiglia (sui brahmavihāra)

Due tipi di pensiero

Anālayo: satipaṭṭhāna meditation a practice guide AUDIO

Anālayo, Perspectives on Satipaṭṭhāna, Windhorse, 2013 cap. VIII PDF

LE REGISTRAZIONI DAL RITIRO SONO DISPONIBILI ALLA PAGINA AUDIO

 

 

Aggiornamenti

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con i dettagli del prossimo ritiro di meditazione “Contemplare la mente: le istruzioni satipatthana” in programma a Tossignano (BOLOGNA) 24-28 APRILE

e la notizia di una giornata di meditazione a GENOVA “Caos calmo: comprendere l’impermanenza” domenica 31 MARZO

  • La pagina AUDIO  è stata aggiornata

con le registrazioni dei discorsi dal Ritiro di febbraio a Tossignano Bologna

  • Segnalo infine un incontro dedicato al FOCUSING che terrò il 24 marzo a CASTELFRANCO VENETO (TV) c/o Spazio Zephiro INFO

 

 

 

I muri e il labirinto

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L’antisemita ha paura di scoprire che il mondo è fatto male: perché allora bisognerebbe inventare, modificare, e l’uomo si ritroverebbe padrone dei propri destini, provvisto di una responsabilità angosciosa e infinita. Perciò localizza nell’ebreo tutto il male dell’universo. […] È un uomo che ha paura. Non degli ebrei, certamente: ma di se stesso, della sua coscienza, della sua libertà, dei suoi istinti, delle sue responsabilità, della solitudine, del cambiamento della società e del mondo […] È un codardo che non vuol confessarsi la sua viltà; un assassino che rimuove e censura la sua tendenza al delitto senza poterla frenare e che pertanto non osa uccidere altro che in effigie o nascosto dall’anonimato di una folla: uno scontento che non osa rivoltarsi per paura della sua rivolta. […]  Sceglie di non acquistare niente, di non meritare niente, ma che tutto gli sia dovuto per nascita – e non è nobile. Sceglie infine che il Bene sia bell’e fatto, fuori discussione, intoccabile: non osa guardarlo per timore d’essere indotto a contestarlo e a cercarne un altro. L’ebreo è qui solo un pretesto: altrove ci si servirà del negro, o del giallo. La sua esistenza permette semplicemente all’antisemita di soffocare sul nascere ogni angoscia persuadendosi che il suo posto è stato da sempre segnato nel mondo, che lo attende, e che egli ha, per tradizione, il diritto d’occuparlo. L’antisemitismo, in una parola, è la paura di fronte alla condizione umana.  (Jean-Paul Sartre, Réflexions sur la question iuive)

Al di là di quanto l’analisi sartriana riesca a gettar luce sulla ‘questione ebraica’ nelle sue ramificazioni storiche,  ho voluto condividere questo brano perché nel Giorno della Memoria quest’accorata denuncia del ’46 suona penosamente attuale. E anche perché tocca un punto sensibile in chi, per scelta o necessità, vive nel mondo con un cuore o uno sguardo autenticamente contemplativo. A tu per tu con quella “paura di fronte alla condizione umana” che evitata e rimossa genera mostri, ma abbracciata e compresa, senza alzare i muri del pregiudizio e delle emozioni preconfezionate, porta frutti di amore e intelligenza, coraggio e liberazione. Cosa ha da offrire un ‘meditante’, alla società, se non un cuore reso più umile, e meno nocivo, dall’incontro quotidiano e spassionato con ciò che tutti tendiamo a fuggire o respingere: se stesso, la sua coscienza, la sua libertà, i suoi istinti, le sue responsabilità, la solitudine, il cambiamento della società e del mondo?

A patto però di non fare dell’antisemita e dei suoi parenti e reincarnazioni (il razzista, sovranista, xenofobo, omofobo ….) una categoria antropologica, o un bersaglio di comodo per consolarsi della propria impotenza e sentirsi buoni a buon mercato. Così facendo (e lo si fa molto, di questi tempi) non si smaschera affatto l’illusione di fondo, non si accetta che “il mondo è fatto male” (e quindi: rimbocchiamoci le maniche, non aspettiamoci miracoli o gratificazioni,  smettiamo di dare colpe a destra e a manca, restiamo sani, facciamo il bene, non mettiamolo su un piedistallo, generiamo e promuoviamo dinamiche sociali virtuose, denunciando quelle violente e nocive, invece di contrapporci in schieramenti pregiudiziali). D’altra parte, l'”antisemita” sartriano si riaffaccia, in spirito se non alla lettera, nel ritratto dell’Italiano dell’ultimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, in particolare nel capitolo intitolato sinistramente  Le radici sociali di un sovranismo psichico: dopo il rancore, la cattiveria.  Il “sovranismo psichico” è qui definito come “una reazione pre-politica con profonde radici sociali … che talvolta assume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la cattiveria ‒ dopo e oltre il rancore ‒ diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualità latente, individualizzata, pulviscolare”. Paroloni, per dire quel disagio che tutti sentiamo direttamente o indirettamente e che ci induce a guardare con sospetto il nostro prossimo.

Non che l’antisemitismo vero, nella sua letterale bruttezza, sia estinto o resti in vigore solo come metafora:  per restare a casa nostra, l’Osservatorio del CDEC documenta per l’anno appena trascorso 181 casi di aggressioni, prevaricazioni o manifestazioni di intolleranza contro persone, simboli o luoghi in quanto ebrei o legati all’identità ebraica, molti perpetrati sul web, ma non solo, con un netto crescendo rispetto agli anni precedenti.  Ma la mappa dell’intolleranza e del pregiudizio si estende oggi come allora anche ad altri soggetti:  chiunque perché più povero, più debole, scomodo o semplicemente diverso può divenire un bersaglio. La coscienza dell’inclusione e della ricchezza nella diversità cresce, e di pari passo cresce la reazione.  Oggi decine di barriere dividono popoli e paesi. Sono state innalzate per ostacolare flussi migratori, per creare confini o per difenderli. In gran parte sono successive al 1989 (anno della caduta del Muro di Berlino).

Che dire, che fare? Bollare un intero popolo, un intero Paese, prendersela coi governi, con la crisi economica, con un gruppo o tipologia di persone sartrianamente in fuga dall’angoscia esistenziale?  Prendere ispirazione dalla Storia e dalle storie per trovare le risposte e i percorsi possibili è uno dei valori che io sento legati al Giorno della Memoria.

Un percorso che ho trovato esemplare e su cui è stato bello per me riflettere in questi giorni è quello raccontato nel film  Il labirinto del silenzio (2014), disponibile ancora per poco su RaiPlay (per vederlo bisogna registrarsi gratuitamente al sito http://raiplay.it/). Il film si ispira alle inchieste del giudice Fritz Bauer che portarono nel 1963 al processo di Francoforte (o Secondo Processo di Auschwitz) contro 22 imputati per crimini commessi fra il 1940 e il 1945 nel campo di concentramento. Nel 1958 in Germania nessuno vuole sapere la verità e nessuno riesce a dirla, mentre l’establishment cerca di coprire personaggi influenti compromessi col nazismo. Il protagonista è un giovane procuratore, collaboratore di Bauer, che rischia di smarrirsi nel labirinto del silenzio e dell’angoscia ma si ritrova, dando voce alle vittime e scoprendo che il male è molto più vicino di quanto ognuno fosse pronto a credere, ma può essere vinto dall’amore e dalla forza della verità.

Ritiro di febbraio a Tossignano Bologna

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Pacificare i pensieri distraenti 

Ritiro residenziale a Tossignano (BO)  8 – 10 febbraio 

INFO QUI

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Questo è un breve ritiro a tema, adatto a chi ha già qualche esperienza nella pratica della meditazione di consapevolezza e un interesse per lo studio degli insegnamenti del  buddhismo delle origini.    Come sempre, chiediamo agli interessati di facilitare l’organizzazione perfezionando l’iscrizione quanto prima, e comunque entro il 25 gennaio.  

L’accento è su come coltivare la presenza mentale nell’arco della giornata, e su come pacificare l’attività discorsiva nel processo che porta alla quiete e alla chiarezza della mente raccolta. Esploreremo in particolare le istruzioni contenute in due discorsi del Majjhima Nikāya (MN 20 e 21)

LETTURE SUGGERITE

Apprendere dall’esperienza

Dvedhāvitakka Sutta MN 19

Vitakkasaṇṭhāna Sutta MN 20

Aggiornamenti

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La molto attesa traduzione italiana del saggio Satipaṭṭhāna, the Direct Path to Realization, del ven. Bhikkhu Anālayo, è appena stata pubblicata dalle Edizioni Santacittārāma, per ora solo in formato digitale. Il pdf si può scaricare  QUI

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SATIPAṬṬHĀNA il cammino diretto

L’edizione cartacea verrà stampata nel prossimo futuro a cura del Monastero Buddhista Santacittārāma, che la renderà disponibile per la distribuzione gratuita. Siamo grati a loro di questa iniziativa, e alla ven. Bhikkhunī Dhammadinnā per aver curato la pubblicazione seguendola lungo un cammino editoriale non proprio ‘diretto’.

Con l’occasione, ho rivisto la sezione LINK di questo blog riorganizzando i collegamenti alle Lectures e alle Meditazioni guidate del ven. Anālayo (in inglese e tedesco). Spero che anche i praticanti italiani che masticano poco l’inglese possano trarre beneficio dalla chiarezza, completezza e affidabilità dell’approccio dell’Autore agli insegnamenti originari; in particolare, le meditazioni satipaṭṭhāna in formato audio sono piuttosto lineari, e con l’ausilio del nuovo libro in italiano (organizzato chiaramente in capitoli e sezioni) la lingua non dovrebbe essere un grosso scoglio.

Non mi resta che augurare a tutti un buonissimo Natale e un sereno e proficuo anno nuovo. 

Aggiornamenti

  • La pagina CALENDARIO è stata aggiornata con i dettagli di alcune iniziative in programma per il 2019Immagine1
  • L’ 8 DICEMBRE si aprono le iscrizioni al prossimo week-end  residenziale in programma a TOSSIGNANO (BOLOGNA) aperto a chi già pratica la meditazione di consapevolezza (con più o meno esperienza). Come sempre farò un post dedicato in prossimità del ritiro.  INFO in CALENDARIO
  • “Letture dai Sutta”: seminario online 2019 Le iscrizioni si prendono fino al 24 dicembre,  ma preghiamo chi è interessato di scriverci quanto prima, per facilitare l’organizzazione. INFO in  CALENDARIO
  • Ho aggiornato la pagina LINKS con altre risorse per lo studio dei testi del buddhismo antico: una lista di pubblicazioni del venerabile Anālayo alcune delle quali disponibili per il download (fra cui le preziose traduzioni dal  Saṃyukta-āgama sui cinque skhandha);  e il link al blog di Bhikkhu Cintita Dinsmore, con interessanti approfondimenti e riflessioni utili per la pratica meditativa.

Poteri

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leoni

Come vivere con gli altri senza paura? Quando ci sentiamo fragili o impotenti possiamo riflettere su quale crediamo sia la fonte della vera forza; su cosa investiamo e su cosa contiamo per alleviare e superare la nostra insicurezza. Secondo il Buddha, i “poteri forti” non sono le  oligarchie politiche e finanziare, ma qualità personali e relazionali che sviluppate e coltivate donano coraggio e dignità. Senza bisogno di fare i duri e di alzare muri.

Traduco di seguito il Balasutta (Discorso sui Poteri) Aṅguttara Nikāya 9.5  

Ci sono questi quattro poteri. Quali quattro? Il potere del discernimento, il potere dell’energia, il potere dell’irreprensibilità, il potere dell’inclusività.

E qual è il potere del discernimento? E’ aver riconosciuto ed esaminato a fondo le cose salutari e considerate salutari, le cose non salutari e considerate non salutari, le cose riprovevoli … non riprovevoli … scure … luminose … da alimentare … da non alimentare … inadatte ai nobili  …  adatte ai nobili e considerate adatte ai nobili.

Questo è il potere del discernimento.

E qual è il potere dell’energia?

E’ avere la motivazione, è esercitarsi, indirizzare l’energia, applicare la mente e impegnarsi per abbandonare le qualità che sono non salutari e considerate non salutari, le qualità riprovevoli … scure … da non alimentare  …  inadatte ai nobili e considerate inadatte ai nobili.

E’ avere la motivazione, è esercitarsi, indirizzare l’energia, applicare la mente e impegnarsi per ottenere le qualità che sono salutari e considerate salutari; le qualità lodevoli … luminose … da alimentare … adatte ai nobili e considerate adatte ai nobili.

Questo è il potere dell’energia.

E qual è il potere dell’irreprensibilità? E’ quando un nobile discepolo possiede una condotta irreprensibile, che agisca attraverso il corpo, la parola o il pensiero.

Questo è il potere dell’irreprensibilità.

E qual è il potere dell’inclusione? Ci sono quattro modi di essere inclusivi: la generosità, le buone parole, il prendersi cura, la parità.

Il dono migliore è il dono degli insegnamenti. La miglior forma di parola buona è non stancarsi di spiegare il Dhamma a chi è interessato e ascolta attentamente. Il modo migliore di prendersi cura è incoraggiare, indirizzare e consolidare chi è scettico nella fiducia, chi è amorale nella moralità, chi è avaro nella generosità, chi è ignaro nella comprensione. Il miglior tipo di parità è quella fra un entrato nella corrente e un altro entrato nella corrente; fra uno che torna una sola volta e un altro che torna una sola volta; fra un senza-ritorno e un altro senza-ritorno; fra un realizzato e un altro realizzato. Questo è il potere dell’inclusione.

Questi sono i quattro poteri.

Il nobile discepolo che ha questi quattro poteri ha superato cinque paure. Quali cinque? La paura legata al sostentamento materiale, la paura di essere giudicato male, la paura di essere ansioso in mezzo agli altri, la paura della morte, la paura di una rinascita sfavorevole.

Quindi quel nobile discepolo riflette così: “Non ho paura per quanto riguarda il mio sostentamento. Perché mai dovrei avere paura? Ho questi quattro poteri: il potere del discernimento, il potere dell’energia, il potere dell’irreprensibilità, il potere dell’inclusività.

“Chi è superficiale può aver motivo di temere per il proprio sostentamento.  Chi è pigro può aver motivo di temere per il proprio sostentamento. Chi fa cose riprovevoli con il corpo, la parola e il pensiero può aver motivo di temere per il proprio sostentamento. Chi esclude gli altri può aver motivo di temere per il proprio sostentamento.

“Non ho paura di essere giudicato male … Non ho paura di sentirmi ansioso in mezzo agli altri … Non ho paura della morte … Non ho paura di una rinascita sfavorevole.

“Perché mai dovrei avere paura? Ho questi quattro poteri: il potere del discernimento, il potere dell’energia, il potere dell’irreprensibilità, il potere dell’inclusività. Chi è superficiale … pigro … fa cose riprovevoli … esclude gli altri può aver motivo di temere un giudizio negativo … di sentirsi ansioso in mezzo agli altri … della morte … di una rinascita sfavorevole”.

Un nobile discepolo che possiede questi quattro poteri ha superato queste cinque paure.

(Traduzione condotta sul testo pali e sulla versione inglese di Bhante Sujato disponibili su SuttaCentral.net –  vedi anche il Saṅgahasutta AN 4.32 nella traduzione di Bhikkhu Bodhi per una diversa resa dei termini chiave).

Laboratorio Mestre 2018

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E’ iniziato il nuovo ciclo del Laboratorio di studio e pratica del Dhamma che si terrà a Venezia Mestre dall’ 8 OTTOBRE al 3 DICEMBRE: Comprendere la sensazione (vedanā)       INFO QUI

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“Immagina una bolla d’acqua che si forma e dissolve sull’acqua … quale sostanza potrebbe esservi in una sensazione?”  (Saṃyutta Nikāya 22.95)

In questo ciclo esploreremo gli insegnamenti delle fonti buddhiste più antiche sulla consapevolezza del piacere, del dolore e della neutralità come mezzo per risvegliarci alla sofferenza della nostra condizione e alla liberazione possibile. Integrando i suggerimenti testuali nella meditazione formale e nella consapevolezza del quotidiano, ci proponiamo di mettere a fuoco la reattività e i condizionamenti percettivi normalmente legati alla sensibilità; e lo spostamento di prospettiva che trasforma le sensazioni in fonte di saggezza e compassione

Questa pagina verrà aggiornata con gli APPUNTI relativi al seminario. Potete postare domande, riflessioni e materiali aggiuntivi nell’area dei COMMENTI. Le registrazioni degli incontri verranno rese via via disponibili alla pagina AUDIO

LETTURE

Contemplazione delle sensazioni nel satipatthana

Salla Sutta (Discorso sulla freccia) Saṃyutta Nikāya 36.6

Bhikkhu Analayo, Insight-Journal-Neutral-Feelings

L’abisso senza fondo Saṃyutta Nikāya 36, trad. Bhikkhu Bodhi

Bhikkhu Analayo, UnderlyingTendencies

Bhikkhu Analayo, The potential of pleasant feeling

Bhikkhu Analayo, The challenge of pain

Spunti di pratica:

1) Appunti1 

2) Appunti2