Giornata di meditazione a Silea TV

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La percezione dell’impermanenza

Sabato 21 marzo ore 10.00-18.00  SILEA (TV)  

INFO QUI

Diversamente da quanto si potrebbe credere, la riflessione sulla mortalità, sul cambiamento e sulla natura condizionata e impermanente di tutti gli aspetti dell’esperienza fisica e mentale con cui di norma ci identifichiamo è presentata nei testi del buddhismo antico come terapeutica, liberante, fonte di saggezza, gioia e compassione.

Perché funzioni come antidoto all’egocentrismo e alla fissità percettiva che alimenta le afflizioni e le dipendenze del cuore, la percezione dell’impermanenza necessita di un’attenzione chiara e focalizzata sul presente, di un vivido senso della propria incarnazione, e di una disponibilità fiduciosa a farci insegnare le verità dell’esistenza dalla voce umile e spesso inascoltata delle esperienze più ordinarie e comuni che diamo per scontate, a cui resistiamo, o che si impongono al cuore come frammenti del più ampio, e apparentemente interminabile, racconto di un fantasmatico sé.

Bhikkhu, così come in autunno, quando il cielo è limpido e senza nubi, il sole che sorge dissipa l’oscurità dello spazio con i suoi raggi, la sua luce, il suo splendore, allo stesso modo, quando è sviluppata e coltivata, la percezione dell’impermanenza dissipa l’attaccamento al piacere sensoriale, dissipa l’attaccamento al divenire, dissipa l’ignoranza, e sradica la finzione ‘io sono’. E in che modo, bhikkhu, bisogna sviluppare e coltivare la percezione dell’impermanenza … ? ‘Questa è la forma fisica: così sorge, così svanisce; questa è la sensazione … questa è la percezione … queste sono le volizioni … questa è la coscienza: così sorge, così svanisce’. Ecco come si sviluppa e coltiva la percezione dell’impermanenza affinché dissipi completamente l’attaccamento al piacere sensoriale, l’attaccamento al divenire, l’ignoranza, e sradichi la finzione ‘io sono’. –  Saṃyutta Nikāya 22.102 Aniccasaññā-sutta  (Il discorso sulla percezione dell’impermanenza)

Come introduzione, per i partecipanti:

Sui cinque upādāna khandha, ossia “aggregati” o “gruppi di appropriazione” secondo il buddhismo antico   Un grumo di schiuma

Sulle “percezioni correttive” nella meditazione di visione profonda (vipassanā)

(Laboratorio Mestre 2019, audio 7)

 

 

 

 

Ritiro di febbraio a Tossignano BO

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Motivazione e intenzione nella pratica della presenza mentale

Tossignano (Bologna) 21–23  febbraio Immagine1

Questo week-end residenziale è adatto a chi è stato già introdotto alla meditazione di consapevolezza o a protocolli Mindfulness ed è interessato allo studio dell’ottuplice sentiero secondo il buddhismo antico.

Preghiamo gli interessati di perfezionare quanto prima l’iscrizione, e comunque non oltre il 7 febbraio

INFO QUI

L’accento sarà su come coltivare la presenza mentale e la consapevolezza situazionale (satisampajañña) nell’arco della giornata, e sul ruolo delle tre intenzioni appropriate (sammāsaṅkappā) nello sviluppo della quiete (samatha) e nella dinamica dell’ottuplice sentiero.

Come introduzione all’approccio che seguiremo al ritiro, consigliamo a tutti i partecipanti le seguenti

LETTURE PRELIMINARI:

Due tipi di pensiero

Retta intenzione e retto sforzo (estratto da MN 78 Samaṇamaṇḍikā Sutta)

Un manuale utile da consultare:

Gunaratana, H. La felicità in otto passi , Astrolabio 2004 (in particolare pp. 28-83 sui primi due passi dell’ottuplice sentiero: retta visione e retta intenzione/motivazione).

Clima: meditare e agire (2)

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Come supplemento all’articolo già pubblicato su questo blog  Clima: meditare e agire condivido qui due recenti lavori di Bhikkhu Anālayo che affrontano il tema della crisi ecologica e del riscaldamento globale dal punto di vista del pensiero del buddhismo antico, e di come la pratica della presenza mentale può aiutarci a comprendere e non alimentare risposte emotive dolorose e non efficaci, come il diniego o l’indifferenza, la rabbia, l’ansia, il dolore e la rassegnazione, fornendoci riflessioni e strumenti per poter pensare e agire più saggiamente in tempi di crisi.

Un articolo, apparso originariamente sulla rivista Mindfulness, 2019, 10.9: 1926–1935 (tradotto in italiano) Un compito per la presenza mentale: affrontare il cambiamento climatico

Un saggio, pubblicato dal Barre Center for Buddhist Studies, Barre MA. 2019 Mindfully Facing ClimateChange

Nella prefazione al saggio del ven. Anālayo, l’insegnante di Dharma James Baraz osserva come i praticanti siano spesso riluttanti ad ascoltare discorsi su questo tema, considerandolo ‘troppo politico’ o fuori luogo nell’ambito di un ritiro di meditazione, oltreché fonte di ansia e altre emozioni ‘difficili’:

Comprensibilmente, cercano scampo dall’intensità emotiva e dal bombardamento delle notizie sensazionalistiche piene di acrimonia, polemica e paura … Però, mi chiedo se non sia una contraddizione impegnarsi nella pratica cercando al tempo stesso di evitare la verità. Da un lato, vorrei offrire parole che calmano la mente e il cuore, ma dall’altro prendo sul serio l’esempio del Buddha secondo il quale, per essere veramente liberi, è necessario confrontarsi con dukkha direttamente, e trasformarlo abilmente in compassione e saggezza.

La mia esperienza nel condividere il Dhamma e la meditazione qui in Italia è molto simile. A volte, sembra esserci l’aspettativa che  la meditazione possa o debba schermare dalla realtà del “mondo” e della politica, quindi dalle sollecitazioni percepite da qualunque individuo adulto, inserito in un contesto sociale, a prendere posizione e orientare le proprie scelte, le proprie idee e i propri comportamenti in maniera riflessiva e autonoma. Forse pensiamo che la meditazione dovrebbe renderci immuni o proteggerci dalla distruttività che è presente nella società umana, ma prima ancora nelle nostre vite e nella nostra stessa mente, in forme più o meno sottili. O ancora, che debba fornirci mezzi che ‘magicamente’ riducano l’ansia o trasformino la rabbia in qualcosa di ‘buono’, senza assumerci l’onere di accogliere, sentire, comprendere e digerire le nostre emozioni, assumendoci la piena responsabilità dei modi di pensare, delle aspettative, delle percezioni e dei valori che le sottendono. Quasi che le emozioni siano entità indipendenti e causate da forze esterne a noi, da circostanze oggettive alle quali, tutt’al più, noi dobbiamo sottrarci o imparare a rispondere con ‘equanimità’.

A me pare che, talvolta, gli insegnamenti buddhisti, l’insegnante, il gruppo di pratica e le pratiche stesse derivate dal buddhismo siano investite, più o meno consciamente, di una richiesta di rassicurazione e protezione molto simile a quella che il bambino rivolge ai genitori; oppure, fungano da elementi identitari che permettono di sentirsi dalla parte dei ‘buoni’; spesso, dei più fragili o più sensibili rispetto a un mondo orientato a disvalori ‘alieni’ come l’avidità, il consumismo, l’aggressività, l’odio o la competizione. Il Buddha, però, ci invitava a vedere che questi disvalori hanno alla base meccanismi profondi che condizionano tutti noi, tramite l’ignoranza e la sete, cioè il desiderio innestato egocentricamente e attorno a premesse illusorie. L’altra faccia dell’idealizzazione è il disinganno, e quindi è altrettanto diffuso, oggi, un atteggiamento piuttosto cinico, scettico, o ‘razionalista’ che nega la possibilità di libertà radicale e di profonda trasformazione presentata dalle fonti del buddhismo antico e le testimonianze di coloro che la incarnano in diversa misura nel mondo contemporaneo. Tutt’al più, si sostiene, possiamo aspirare ad accettare con compassione ciò che non potremo mai cambiare, dentro di noi e nella società.

Certo, la capacità di rinunciare veramente e profondamente alle fantasie onnipotenti del bambino, e iniziare a pensare e agire con umiltà, ma senza tirarsi indietro, non è impresa da poco, nella sfera sociale, nella vita privata e nell’arte della meditazione. Ma la pratica del Dhamma, così come la intendo e la sperimento, aiuta in questo compito. E, lasciando andare le illusioni, quello che mi resta in mano, sempre di più, non è cinismo, scetticismo, razionalismo, scoraggiamento o il classico sorriso del ‘paternalismo’ buddhista:  ma una sobria, semplice e calorosa buona volontà, che non sottovaluta, né glorifica, l’impatto di tante buone volontà connesse e indipendenti che operano in questo mondo. 

Evitando ogni semplificazione, e con la consueta miscela di precisione accademica e desiderio di rendere utili agli altri questi insegnamenti che ama, i due lavori del ven. Analayo ci accompagnano, mi pare, in questa direzione.

 

 

 

Aggiornamenti

  • La pagina CALENDARIO è stata aggiornata con le date delle iniziative di studio e pratica del Dhamma al momento in programma per il 2020. I dettagli e altri possibili eventi verranno aggiunti via via.
  • A dicembre si aprono le iscrizioni per il nuovo ciclo del Seminario online: Letture dai Sutta in programma per gennaio e febbraio 2020. Quest’anno sarà dedicato agli insegnamenti del buddhismo antico sul kamma. Il programma e i dettagli in CALENDARIO
  • Infine segnalo, per chi si trova in zona o ha in programma una gita a DOZZA (vicino Imola) nel week-end, un incontro pubblico vedi programma al quale sono stata invitata a partecipare:1

Clima: meditare e agire

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Condivido qui una video-intervista di James Baraz al ven. Bhikkhu Anālayo , trasmessa in occasione di un recente convegno a sostegno del progetto One Earth Sangha sui temi del cambiamento climatico, della crisi ecologica e di come possiamo rispondere con saggezza alla luce del Dharma.

L’intervista inizia al minuto 1:09:00 e termina a 1:44.23 del video qui sotto. Se avete modo e piacere di tradurne brani dall’inglese, a beneficio degli altri lettori del blog, postateli nell’area dei Commenti di questo articolo (e grazie mille!)

La premessa del ven. Anālayo nei primi minuti dell’intervista mi sembra particolarmente significativa: egli osserva che, essendosi formato come buddhista in Asia, in particolare nello Sri Lanka, non ha mai capito perché bisognerebbe scegliere fra impegno sociale e meditazione; lungi dal vederle come due attività incompatibili o difficili da coniugare (come avviene talvolta in occidente), le ritiene da sempre intimamente connesse:

La presenza mentale è qualcosa che mi rende più consapevole. Mi rende più consapevole di ciò che accade dentro, ma anche più consapevole di cosa accade fuori. E quando vedo che fuori c’è sofferenza, come posso chiudere gli occhi e dire ‘voi laggiù soffrite, io voglio meditare’?

Pur dando priorità alla pratica e dedicando molto tempo alla meditazione intensiva, prosegue, ricorda come il centro di ritiro in Kandy che gestiva era anche promotore di microinterventi a favore della popolazione rurale e degli indigenti. Ogni volta che andava in Germania, racconta, tornava con una valigia di occhiali da vista dismessi che aveva raccolto e che adattavano, per poi distribuirli a chi ne aveva bisogno.

Un altro spunto importante, a mio avviso, è dove Anālayo osserva che il dolore e la rabbia che bloccano la retta comprensione e azione nel mondo sono frutto di percezioni non utili, come la romanticizzazione della natura (il concetto stesso di ‘Madre Terra’ come un vivente generoso che patisce le conseguenze dei nostri errori porta a un’antropomorfizzazione che richiama emozioni angoscianti).

Questa intervista è un grande incoraggiamento a crescere, su tutti i piani, ad aprire gli occhi e agire dove e come possiamo, anche con forza, per il nostro pianeta e il futuro dell’umanità, ma ben consapevoli della qualità delle nostre intenzioni e sulla base di lucide e realistiche percezioni.

PER INFORMARSI links utili sul cambiamento climatico

Fridays for Future Italia

Rapporto Speciale IPCC  sui Cambiamenti Climatici, Desertificazione, Degrado del suolo, Gestione Sostenibile del territorio, Sicurezza Alimentare e Flussi dei Gas ad Effetto Serra negli Ecosistemi Terrestri

Clima emergenza-mondiale. Sole24 Ore

Aggiungo un articolo apparso su Il Manifesto di oggi sulla recente emergenza acqua alta in Venezia:  aumentano-le-calamita-non-sono-piu-naturali

 

 

 

Laboratorio Mestre 2019

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Inizia oggi il nuovo ciclo del Laboratorio di studio e pratica del Dhamma, che si terrà a Venezia Mestre dal 7 OTTOBRE al 2 DICEMBRE: Percezione e discernimento nella pratica di visione profonda (vipassanā).

INFO QUI

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Immagina un miraggio che luccica a mezzogiorno nella stagione calda … allo stesso modo … quale sostanza potrebbe esservi in una percezione? (Saṃyutta Nikāya 22.95)

In questo ciclo esploreremo la natura e il ruolo di saññā (la ‘percezione’ come processo di costruzione di segni e significati) nel contesto dei 5 khandhā (gruppi o aggregati) e nel percorso di sviluppo mentale volto a indebolire, e infine neutralizzare, le radici delle motivazioni e reazioni non salutari: avidità, avversione e illusione. Vedremo in che modo, nella prospettiva dei Discorsi antichi, le distorsioni percettive di base della mente non evoluta vengono decostruite con l’applicazione di ‘percezioni correttive’; e come gettare luce sulla ‘proliferazione cognitiva’ (papañca) che, sulla base del contatto sensoriale, genera la dicotomia fra gli oggetti e il soggetto dell’esperienza, immaginati come concreti, stabili e indipendenti.

Questa pagina verrà aggiornata periodicamente con gli APPUNTI e i TESTI relativi al seminario. Potete postare domande, riflessioni e materiali aggiuntivi nell’area dei COMMENTI. Le registrazioni degli incontri verranno rese via via disponibili alla pagina AUDIO

TESTI

Un grumo di schiuma Pheṇa­piṇ­ḍūpama­ sutta SN 22.95

APPUNTI

1) Nome-forma

2) Inversioni percettive (saññā vipallāsā)  Aṅguttara Nikāya 4.49 (trad. Olendzki)

3) Custodia dei sensi (citazioni)   pamada      seianimali

4) Anālayo, Nimitta

5) 10 Percezioni del GIRIMĀNANDA SUTTA cfr Anālayo mindfullyfacingdiseasedeath pp. 208 sgg.  (in particolare: la percezione dell’impermanenza pp.214-216)

6) PercezioniAN7.49 AN10.60 + estratto in italiano

Ritiro autunnale a Tossignano Bologna

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Compassione: seminario residenziale

Tossignano (Bologna) 31 ottobre – 3 novembre 2019

Il ritiro è terminato. La pagina è stata aggiornata con i link ai testi e sutta citati nel corso del seminario. I file audio dal ritiro sono disponibili alla pagina AUDIO

thumbs_broussonetia-papyrifera-3Questo week-end tematico è  l’ideale prosecuzione di quello svoltosi nell’ottobre 2018 La mente amichevole: introduzione alla meditazione di mettā   Chi non ha partecipato al quel ritiro troverà su quella pagina materiali utili come introduzione al ritiro del 2019 (vedi anche sotto)

L’accento è sulla coltivazione della compassione (karuṇā) come base per lo sviluppo della retta concentrazione, e la sua funzione nel contesto dell’ottuplice sentiero.  Il seminario intende introdurre specificamente alla prospettiva degli insegnamenti più antichi della letteratura canonica buddhista (sutta/āgama) sulla pratica e la funzione dei brahmavihāra o appamanā (benevolenza, compassione, gioia partecipe, equanimità). Oltre a esplorare la funzione della compassione nell’ottuplice sentiero, rifletteremo sul suo potenziale come virtù sociale nella nostra realtà contemporanea.

LETTURE PRELIMINARI:

La tromba di conchiglia

Abbandonare i cinque impedimenti

METTĀ nei Discorsi antichi

Proteggere se stessi e il proprio mondo (AUDIO dal ritiro La mente amichevole, 2018)

APPROFONDIMENTI:

Anālayo, How Compassion Became Painful

Anālayo, Compassion and Emptiness in Early Buddhist Meditation capp. I-III

ALTRI TESTI CITATI AL RITIRO

Dutiyaāghātapaṭivinayasutta  AN 5.162 (Come liberarsi dal risentimento 2)

Paṭhamaāghātapaṭivinaya Sutta AN 5.161  (Come liberarsi dal risentimento 1)

Le registrazioni dei discorsi sono disponibili alla pagina Audio

 

 

 

 

 

Ritiro di Agosto a Tossignano Bologna

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Il post è stato aggiornato con info bibliografiche e materiali di studio (approfondimenti sulla pratica di ānāpānasati) più un PDF contenente le citazioni, i punti chiave e i riferimenti testuali dal ritiro. Gli audio dal ritiro sono pubblicati sulla pagina AUDIO

Quiete e visione profonda: ānāpānasati

Ritiro di meditazione a Tossignano (Bo)

Villa Santa Maria  17-25 agosto 2019

INFO QUI thumbs_broussonetia-papyrifera-3.jpg

In questo approccio, samatha e vipassanā (quiete energica e investigazione, o visione profonda) sono integrate e complementari fin dai primi passi della coltivazione mentale, e applicate in modo organico tenendo presente gli insegnamenti buddhisti degli strati canonici più antichi (sutta/āgama).

In particolare esploreremo le 16 istruzioni sulla consapevolezza di inspirare ed espirare (ānāpānasati). Ma il cuore del ritiro, e l’indispensabile base per la meditazione formale,  è lo sviluppo e la continuità degli atteggiamenti etici, della semplicità dei bisogni, della presenza mentale e degli altri fattori salutari coltivati nelle ordinarie esperienze ‘esterne’ o ‘interne’ di tutta la giornata.

LETTURE PRELIMINARI

SATIPAṬṬHĀNA SUTTA Majjhima Nikāya 10 TRAD IT

ĀNĀPĀNASATI SUTTA Majjhima Nikāya 118 TRAD IT

PER CHI E’ NUOVO A QUESTO APPROCCIO 

può essere utile ascoltare alcuni AUDIO dal Ritiro di Tossignano agosto 2017

Consapevolezza delle posture e attività

I cinque impedimenti

Anapanasati: un’introduzione

APPROFONDIMENTI

PERSPECTIVES ON SATIPAṬṬHĀNA Anālayo 2013  (capp. xi e xii)

Il volume di Bhikkhu Anālayo, Mindfulness of Breathing: A Practice Guide and Translations verrà pubblicato intorno al 10 Settembre 2019 e si può acquistare a questo link  https://www.windhorsepublications.com/product/mindfulness-of-breathing-a-practice-guide-and-translations-paperback/

nel frattempo sono già disponibili i file audio delle MEDITAZIONI GUIDATE (in inglese)

https://www.windhorsepublications.com/mindfulness-of-breathing-audio/

CITAZIONI, FONTI E RIFERIMENTI TESTUALI (utilizzati nei discorsi tenuti al ritiro)

CITAZIONIago19

 

 

 

Aggiornamenti

La pagina CALENDARIO è stata aggiornata con i dettagli di alcune INIZIATIVE AUTUNNALI di pratica e studio del Dhamma –  in particolare segnalo:

  • due GIORNATE DI MEDITAZIONE in Settembre  – rispettivamente a GENOVA e a FELTRE (Belluno)
  • un nuovo ciclo del Laboratorio di studio e pratica del Dhamma a VENEZIA MESTRE, in programma da Ottobre ai primi di Dicembre, dedicato al tema della percezione e della conoscenza liberante.
  • infine, nel ponte di Ognisanti, un Ritiro residenziale a TOSSIGNANO (BOLOGNA) sul tema della COMPASSIONE negli insegnamenti del buddhismo delle origini. Questo week-end tematico è l’ideale prosecuzione di quello svoltosi nell’ottobre 2018 La mente amichevole: introduzione alla meditazione di metta   Chi desidera partecipare troverà su quella pagina i testi e il link agli AUDIO utili come introduzione al ritiro del 2019. Come sempre, farò un post dedicato al ritiro dopo l’apertura delle iscrizioni. 
  • Nel frattempo, segnalo sull’argomento, per chi legge l’inglese, l’articolo di Bhikkhu Anālayo  How Compassion Became Painful (2017) in cui l’autore mette in luce come la coltivazione della compassione (karuṇā), che nel pensiero del buddhismo antico è considerata un’esperienza potenzialmente gioiosa, assume tonalità più dolorose, e con implicazioni filosofiche e dottrinali sostanzialmente diverse, nel buddhismo posteriore.

Le date utili per prenotarsi e l’indirizzo email da contattare per ciascuna iniziativa sono sulla pagina CALENDARIO  Aiuterete molto l’organizzazione segnalando il vostro interesse quanto prima, ma non prima dell’inizio delle iscrizioni. Grazie!

 

 

Migranti

Come pausa estiva concedo a questo blog un piccolo detour dal Canone pali (e simili) per condividere una cosa che avevo scritto dieci anni fa, all’indomani dell’entrata in vigore della legge 94 del 2 luglio 2009 che introduce in Italia il reato di immigrazione clandestina  Non scrivo poesie, e nel caso non le conservo (e se le conservo non le leggo a nessuno); ma questa piccola ballata (con melodia da abbinare a piacere, canticchiando stonati) l’ho ritrovata “per caso” fra vecchi file all’indomani dell’approvazione del Decreto sicurezza bis  quindi si vede che voleva essere ascoltata.

Per me, parla l’io/tu plurimo (non corale) variabile e decentrato che incontro quando medito, o quando sto per la strada o siedo sui treni o nei locali in vigile   consapevolezza in mezzo ai miei simili; a volte, nella mente restano fotogrammi, occhiate scambiate, sensazioni, fantasie, stralci di conversazione; a volte, mentre il tutto scivola verso il silenzio, un pezzetto si appiccica sulla carta (o viene intonato ad alta voce, o col gesto). Voi traetene quel che vi pare (o non vi pare). E scrivetene altre, magari da lasciare davanti al parlamento, al comune, in ufficio, a scuola, o dove volete (sì, le istituzioni con la minuscola, perché è così che le vivo oggi, e vivo il mio paese, l’italia. Spero di tornare alla corretta ortografia quanto prima, o meglio ancora, che ne inventeremo una nuova per ora impensata).

Tu portavi una corona

di rosario intorno al collo

io una catena di pensieri interrotta

e una fame che non puoi comperare

Tu parli una lingua di troppo

la mia è troppo asciutta

ci vorrebbe del vino

la mia è troppo amara

com’è amaro il destino

Da dove vieni?

E dove vai?

Da dove vieni?

E dove vai?

Ti lascio il mio vestito bianco

anche il PC –  quello nero e cromato

(quello rosso e un po’ imbalsamato

l’hanno da tempo rottamato)

Ti lascio i miei Monet

col fieno dorato che fruscia al vento

in dieci in un appartamento

un palmo di terra su cui riposare

Sali sul mio cammello

che ondeggia come il mare

voglio portarti lontano

dove non ci possano trovare

cantami una canzone

non farmi addormentare

ti lascio all’angolo del tuo primo sogno

prima di ripartire

Tu avevi un velo nero

il volto piccolo un po’ affannato

io gli occhi grandi e un giornale spiegazzato

dalle cazzate di un giornalista venduto

Io ho un coltello affilato

tu i denti bianchi che fanno paura

io ho un violino intonato

tu hai ancora voglia di avventura

Da dove vieni?

E dove vai?

Da dove vieni?

E dove vai?

E  i morti invocano

un paese sicuro

senza pudore e senza cordoglio

c’è puzza d’imbroglio

c’è aria di botte:

vuoi essere uno di loro?

Sali sul mio cammello

che ondeggia come il mare

voglio portarti lontano

dove non ci possano trovare

cantami una canzone

non farmi addormentare

ti lascio all’angolo del tuo primo sogno

prima di ripartire.

Tu portavi una corona

di rosario intorno al collo

io una catena di pensieri interrotta

e una fame che non puoi comperare

sì, una fame che non puoi comperare.

MIGRANTI (canzone italiana) luglio 2009