Aggiornamenti

  • La pagina CALENDARIO è stata aggiornata con le date delle iniziative di studio e pratica del Dhamma al momento in programma per il 2020. I dettagli e altri possibili eventi verranno aggiunti via via.
  • A dicembre si aprono le iscrizioni per il nuovo ciclo del Seminario online: Letture dai Sutta in programma per gennaio e febbraio 2020. Quest’anno sarà dedicato agli insegnamenti del buddhismo antico sul kamma. Il programma e i dettagli in CALENDARIO
  • Infine segnalo, per chi si trova in zona o ha in programma una gita a DOZZA (vicino Imola) nel week-end, un incontro pubblico vedi programma al quale sono stata invitata a partecipare:1

Clima: meditare e agire

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Condivido qui una video-intervista di James Baraz al ven. Bhikkhu Anālayo , trasmessa in occasione di un recente convegno a sostegno del progetto One Earth Sangha sui temi del cambiamento climatico, della crisi ecologica e di come possiamo rispondere con saggezza alla luce del Dharma.

L’intervista inizia al minuto 1:09:00 e termina a 1:44.23 del video qui sotto. Se avete modo e piacere di tradurne brani dall’inglese, a beneficio degli altri lettori del blog, postateli nell’area dei Commenti di questo articolo (e grazie mille!)

La premessa del ven. Anālayo nei primi minuti dell’intervista mi sembra particolarmente significativa: egli osserva che, essendosi formato come buddhista in Asia, in particolare a Sri Lanka, non ha mai capito perché bisognerebbe scegliere fra impegno sociale e meditazione; lungi dal vederle come due attività incompatibili o difficili da coniugare (come avviene talvolta in occidente), le ritiene da sempre intimamente connesse:

La presenza mentale è qualcosa che mi rende più consapevole. Mi rende più consapevole di ciò che accade dentro, ma anche più consapevole di cosa accade fuori. E quando vedo che fuori c’è sofferenza, come posso chiudere gli occhi e dire ‘voi laggiù soffrite, io voglio meditare’?

Pur dando priorità alla pratica e dedicando molto tempo alla meditazione intensiva, prosegue, ricorda come il centro di ritiro in Kandy che gestiva era anche promotore di microinterventi a favore della popolazione rurale e degli indigenti. Ogni volta che andava in Germania, racconta, tornava con una valigia di occhiali da vista dismessi che aveva raccolto e che adattavano, per poi distribuirli a chi ne aveva bisogno.

Un altro spunto importante, a mio avviso, è dove Anālayo osserva che il dolore e la rabbia che bloccano la retta comprensione e azione nel mondo sono frutto di percezioni non utili, come la romanticizzazione della natura (il concetto stesso di ‘Madre Terra’ come un vivente generoso che patisce le conseguenze dei nostri errori porta a un’antropomorfizzazione che richiama emozioni angoscianti).

Questa intervista è un grande incoraggiamento a crescere, su tutti i piani, ad aprire gli occhi e agire dove e come possiamo, anche con forza, per il nostro pianeta e il futuro dell’umanità, ma ben consapevoli della qualità delle nostre intenzioni e sulla base di lucide e realistiche percezioni.

PER INFORMARSI links utili sul cambiamento climatico

Fridays for Future Italia

Rapporto Speciale IPCC  sui Cambiamenti Climatici, Desertificazione, Degrado del suolo, Gestione Sostenibile del territorio, Sicurezza Alimentare e Flussi dei Gas ad Effetto Serra negli Ecosistemi Terrestri

Clima emergenza-mondiale. Sole24 Ore

Aggiungo un articolo apparso su Il Manifesto di oggi sulla recente emergenza acqua alta in Venezia:  aumentano-le-calamita-non-sono-piu-naturali

 

 

 

Laboratorio Mestre 2019

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Inizia oggi il nuovo ciclo del Laboratorio di studio e pratica del Dhamma, che si terrà a Venezia Mestre dal 7 OTTOBRE al 2 DICEMBRE: Percezione e discernimento nella pratica di visione profonda (vipassanā).

INFO QUI

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Immagina un miraggio che luccica a mezzogiorno nella stagione calda … allo stesso modo … quale sostanza potrebbe esservi in una percezione? (Saṃyutta Nikāya 22.95)

In questo ciclo esploreremo la natura e il ruolo di saññā (la ‘percezione’ come processo di costruzione di segni e significati) nel contesto dei 5 khandhā (gruppi o aggregati) e nel percorso di sviluppo mentale volto a indebolire, e infine neutralizzare, le radici delle motivazioni e reazioni non salutari: avidità, avversione e illusione. Vedremo in che modo, nella prospettiva dei Discorsi antichi, le distorsioni percettive di base della mente non evoluta vengono decostruite con l’applicazione di ‘percezioni correttive’; e come gettare luce sulla ‘proliferazione cognitiva’ (papañca) che, sulla base del contatto sensoriale, genera la dicotomia fra gli oggetti e il soggetto dell’esperienza, immaginati come concreti, stabili e indipendenti.

Questa pagina verrà aggiornata periodicamente con gli APPUNTI e i TESTI relativi al seminario. Potete postare domande, riflessioni e materiali aggiuntivi nell’area dei COMMENTI. Le registrazioni degli incontri verranno rese via via disponibili alla pagina AUDIO

TESTI

Un grumo di schiuma Pheṇa­piṇ­ḍūpama­ sutta SN 22.95

APPUNTI

1) Nome-forma

2) Inversioni percettive (saññā vipallāsā)  Aṅguttara Nikāya 4.49 (trad. Olendzki)

3) Custodia dei sensi (citazioni)   pamada      seianimali

4) Anālayo, Nimitta

5) 10 Percezioni del GIRIMĀNANDA SUTTA cfr Anālayo mindfullyfacingdiseasedeath pp. 208 sgg.  (in particolare: la percezione dell’impermanenza pp.214-216)

6) PercezioniAN7.49 AN10.60 + estratto in italiano

Ritiro autunnale a Tossignano Bologna

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Compassione: seminario residenziale

Tossignano (Bologna) 31 ottobre – 3 novembre 2019

Il ritiro è terminato. La pagina è stata aggiornata con i link ai testi e sutta citati nel corso del seminario. I file audio dal ritiro sono disponibili alla pagina AUDIO

thumbs_broussonetia-papyrifera-3Questo week-end tematico è  l’ideale prosecuzione di quello svoltosi nell’ottobre 2018 La mente amichevole: introduzione alla meditazione di mettā   Chi non ha partecipato al quel ritiro troverà su quella pagina materiali utili come introduzione al ritiro del 2019 (vedi anche sotto)

L’accento è sulla coltivazione della compassione (karuṇā) come base per lo sviluppo della retta concentrazione, e la sua funzione nel contesto dell’ottuplice sentiero.  Il seminario intende introdurre specificamente alla prospettiva degli insegnamenti più antichi della letteratura canonica buddhista (sutta/āgama) sulla pratica e la funzione dei brahmavihāra o appamanā (benevolenza, compassione, gioia partecipe, equanimità). Oltre a esplorare la funzione della compassione nell’ottuplice sentiero, rifletteremo sul suo potenziale come virtù sociale nella nostra realtà contemporanea.

LETTURE PRELIMINARI:

La tromba di conchiglia

Abbandonare i cinque impedimenti

METTĀ nei Discorsi antichi

Proteggere se stessi e il proprio mondo (AUDIO dal ritiro La mente amichevole, 2018)

APPROFONDIMENTI:

Anālayo, How Compassion Became Painful

Anālayo, Compassion and Emptiness in Early Buddhist Meditation capp. I-III

ALTRI TESTI CITATI AL RITIRO

Dutiyaāghātapaṭivinayasutta  AN 5.162 (Come liberarsi dal risentimento 2)

Paṭhamaāghātapaṭivinaya Sutta AN 5.161  (Come liberarsi dal risentimento 1)

Le registrazioni dei discorsi sono disponibili alla pagina Audio

 

 

 

 

 

Ritiro di Agosto a Tossignano Bologna

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Il post è stato aggiornato con info bibliografiche e materiali di studio (approfondimenti sulla pratica di ānāpānasati) più un PDF contenente le citazioni, i punti chiave e i riferimenti testuali dal ritiro. Gli audio dal ritiro sono pubblicati sulla pagina AUDIO

Quiete e visione profonda: ānāpānasati

Ritiro di meditazione a Tossignano (Bo)

Villa Santa Maria  17-25 agosto 2019

INFO QUI thumbs_broussonetia-papyrifera-3.jpg

In questo approccio, samatha e vipassanā (quiete energica e investigazione, o visione profonda) sono integrate e complementari fin dai primi passi della coltivazione mentale, e applicate in modo organico tenendo presente gli insegnamenti buddhisti degli strati canonici più antichi (sutta/āgama).

In particolare esploreremo le 16 istruzioni sulla consapevolezza di inspirare ed espirare (ānāpānasati). Ma il cuore del ritiro, e l’indispensabile base per la meditazione formale,  è lo sviluppo e la continuità degli atteggiamenti etici, della semplicità dei bisogni, della presenza mentale e degli altri fattori salutari coltivati nelle ordinarie esperienze ‘esterne’ o ‘interne’ di tutta la giornata.

LETTURE PRELIMINARI

SATIPAṬṬHĀNA SUTTA Majjhima Nikāya 10 TRAD IT

ĀNĀPĀNASATI SUTTA Majjhima Nikāya 118 TRAD IT

PER CHI E’ NUOVO A QUESTO APPROCCIO 

può essere utile ascoltare alcuni AUDIO dal Ritiro di Tossignano agosto 2017

Consapevolezza delle posture e attività

I cinque impedimenti

Anapanasati: un’introduzione

APPROFONDIMENTI

PERSPECTIVES ON SATIPAṬṬHĀNA Anālayo 2013  (capp. xi e xii)

Il volume di Bhikkhu Anālayo, Mindfulness of Breathing: A Practice Guide and Translations verrà pubblicato intorno al 10 Settembre 2019 e si può acquistare a questo link  https://www.windhorsepublications.com/product/mindfulness-of-breathing-a-practice-guide-and-translations-paperback/

nel frattempo sono già disponibili i file audio delle MEDITAZIONI GUIDATE (in inglese)

https://www.windhorsepublications.com/mindfulness-of-breathing-audio/

CITAZIONI, FONTI E RIFERIMENTI TESTUALI (utilizzati nei discorsi tenuti al ritiro)

CITAZIONIago19

 

 

 

Aggiornamenti

La pagina CALENDARIO è stata aggiornata con i dettagli di alcune INIZIATIVE AUTUNNALI di pratica e studio del Dhamma –  in particolare segnalo:

  • due GIORNATE DI MEDITAZIONE in Settembre  – rispettivamente a GENOVA e a FELTRE (Belluno)
  • un nuovo ciclo del Laboratorio di studio e pratica del Dhamma a VENEZIA MESTRE, in programma da Ottobre ai primi di Dicembre, dedicato al tema della percezione e della conoscenza liberante.
  • infine, nel ponte di Ognisanti, un Ritiro residenziale a TOSSIGNANO (BOLOGNA) sul tema della COMPASSIONE negli insegnamenti del buddhismo delle origini. Questo week-end tematico è l’ideale prosecuzione di quello svoltosi nell’ottobre 2018 La mente amichevole: introduzione alla meditazione di metta   Chi desidera partecipare troverà su quella pagina i testi e il link agli AUDIO utili come introduzione al ritiro del 2019. Come sempre, farò un post dedicato al ritiro dopo l’apertura delle iscrizioni. 
  • Nel frattempo, segnalo sull’argomento, per chi legge l’inglese, l’articolo di Bhikkhu Anālayo  How Compassion Became Painful (2017) in cui l’autore mette in luce come la coltivazione della compassione (karuṇā), che nel pensiero del buddhismo antico è considerata un’esperienza potenzialmente gioiosa, assume tonalità più dolorose, e con implicazioni filosofiche e dottrinali sostanzialmente diverse, nel buddhismo posteriore.

Le date utili per prenotarsi e l’indirizzo email da contattare per ciascuna iniziativa sono sulla pagina CALENDARIO  Aiuterete molto l’organizzazione segnalando il vostro interesse quanto prima, ma non prima dell’inizio delle iscrizioni. Grazie!

 

 

Migranti

Come pausa estiva concedo a questo blog un piccolo detour dal Canone pali (e simili) per condividere una cosa che avevo scritto dieci anni fa, all’indomani dell’entrata in vigore della legge 94 del 2 luglio 2009 che introduce in Italia il reato di immigrazione clandestina  Non scrivo poesie, e nel caso non le conservo (e se le conservo non le leggo a nessuno); ma questa piccola ballata (con melodia da abbinare a piacere, canticchiando stonati) l’ho ritrovata “per caso” fra vecchi file all’indomani dell’approvazione del Decreto sicurezza bis  quindi si vede che voleva essere ascoltata.

Per me, parla l’io/tu plurimo (non corale) variabile e decentrato che incontro quando medito, o quando sto per la strada o siedo sui treni o nei locali in vigile   consapevolezza in mezzo ai miei simili; a volte, nella mente restano fotogrammi, occhiate scambiate, sensazioni, fantasie, stralci di conversazione; a volte, mentre il tutto scivola verso il silenzio, un pezzetto si appiccica sulla carta (o viene intonato ad alta voce, o col gesto). Voi traetene quel che vi pare (o non vi pare). E scrivetene altre, magari da lasciare davanti al parlamento, al comune, in ufficio, a scuola, o dove volete (sì, le istituzioni con la minuscola, perché è così che le vivo oggi, e vivo il mio paese, l’italia. Spero di tornare alla corretta ortografia quanto prima, o meglio ancora, che ne inventeremo una nuova per ora impensata).

Tu portavi una corona

di rosario intorno al collo

io una catena di pensieri interrotta

e una fame che non puoi comperare

Tu parli una lingua di troppo

la mia è troppo asciutta

ci vorrebbe del vino

la mia è troppo amara

com’è amaro il destino

Da dove vieni?

E dove vai?

Da dove vieni?

E dove vai?

Ti lascio il mio vestito bianco

anche il PC –  quello nero e cromato

(quello rosso e un po’ imbalsamato

l’hanno da tempo rottamato)

Ti lascio i miei Monet

col fieno dorato che fruscia al vento

in dieci in un appartamento

un palmo di terra su cui riposare

Sali sul mio cammello

che ondeggia come il mare

voglio portarti lontano

dove non ci possano trovare

cantami una canzone

non farmi addormentare

ti lascio all’angolo del tuo primo sogno

prima di ripartire

Tu avevi un velo nero

il volto piccolo un po’ affannato

io gli occhi grandi e un giornale spiegazzato

dalle cazzate di un giornalista venduto

Io ho un coltello affilato

tu i denti bianchi che fanno paura

io ho un violino intonato

tu hai ancora voglia di avventura

Da dove vieni?

E dove vai?

Da dove vieni?

E dove vai?

E  i morti invocano

un paese sicuro

senza pudore e senza cordoglio

c’è puzza d’imbroglio

c’è aria di botte:

vuoi essere uno di loro?

Sali sul mio cammello

che ondeggia come il mare

voglio portarti lontano

dove non ci possano trovare

cantami una canzone

non farmi addormentare

ti lascio all’angolo del tuo primo sogno

prima di ripartire.

Tu portavi una corona

di rosario intorno al collo

io una catena di pensieri interrotta

e una fame che non puoi comperare

sì, una fame che non puoi comperare.

MIGRANTI (canzone italiana) luglio 2009

Inno

In maniera fortuita, è tornata oggi alla mia attenzione la bella canzone di Leonard Cohen, Anthem.  Ne ho tradotto qui il testo, e ho aggiunto un video per farvela ascoltare (con molti ringraziamenti all’autore che lo ha postato su YouTube).

Mi sembra che dica, molto meglio di quanto potrei fare io in prosa, qualcosa che abbiamo bisogno di ascoltare quando le circostanze ci chiamano, come oggi (e forse come sempre) a dare il meglio di noi, invece di aggravare il mondo con il peso del nostro rifiuto, della nostra rabbia, della nostra rassegnazione. Aprire gli occhi nell’oscurità – internamente ed esternamente – con consapevolezza e amore rende la mente più forte e fiduciosa che limitarsi a volere la luce. Anche perché (e il Buddha sarebbe d’accordo) “C’è una crepa in ogni cosa…”

Cantavan gli uccelli
al levar del giorno
Ricomincia daccapo
dicevano
Non indugiare
su quel che è stato
o che non è ancora.

Le guerre saranno
combattute ancora
La sacra colomba
verrà catturata
comprata e venduta
e ricomprata ancora:
la colomba non è mai libera.

Suonate le campane che ancora possono suonare
dimenticatevi l’offerta perfetta
c’è una crepa in ogni cosa
è così che entra la luce.

Volevamo i segni,
li abbiamo avuti:
la nascita tradita
il matrimonio finito
la vedovanza
di ogni governo –
segni che ognuno può vedere.

Non posso più correre
con il  branco senza legge
mentre gli assassini altolocati
recitano preghiere ad alta voce.
Ma hanno evocato
una nube di tempesta
e mi farò sentire.

Suonate le campane che ancora possono suonare
dimenticatevi l’offerta perfetta
c’è una crepa in ogni cosa
è così che entra la luce.

Potete sommare le parti
ma non avrete il tutto
Potete attaccare la marcia
ma senza tamburo
Ogni cuore, ogni cuore
verrà all’amore
ma come un rifugiato.

Suonate le campane che ancora possono suonare
dimenticatevi l’offerta perfetta
c’è una crepa in ogni cosa
è così che entra la luce.

Suonate le campane che ancora possono suonare
dimenticatevi l’offerta perfetta
c’è una crepa in ogni cosa
è così che entra la luce.
è così che entra la luce.
è così che entra la luce.

Aggiornamenti

Illustrazione di Achaan Sucitto, The Dawn of the Dhamma

Ho aggiunto al menu del blog una nuova pagina:  VIDEO   Qui troverete i link alle registrazioni dei seminari online condotti nell’inverno del 2018 e del 2019, insieme alla descrizione del webinar e altri documenti utili. Entrambi i seminari sono basati su materiale testuale relativo agli strati più antichi degli insegnamenti buddhisti e, pur non avendo alcuna pretesa accademica, tengono conto del lavoro corrente di studiosi e insegnanti di Dhamma che uniscono all’approccio critico-comparativo ai Discorsi una verificata fede nell’efficacia e nel valore soteriologico degli insegnamenti del Buddha storico.  Dai video sono state tagliate le parti interattive con i partecipanti al seminario, riferimenti personali o circostanziali e quanto non essenziale allo svolgimento del tema. Chi era iscritto al webinar 2018 o 2019 può continuare ad accedere al Forum di discussione utilizzando il vecchio link e la password. 

Per le date e le modalità di iscrizione ai prossimi seminari online tenete d’occhio il Calendario e gli Aggiornamenti periodici su questo blog. 

Colgo l’occasione per dire che, così come i discorsi tenuti nel corso dei miei ritiri o laboratori, queste videoconferenze nascono nel contesto di un percorso di studio e/o di pratica condotto con e per un gruppo specifico di persone temporaneamente associatesi attorno a un compito;  e non come ‘prodotti’ confezionati e intesi per una fruizione indipendente e, diciamo così, anonima, né come sostituto o equivalente di un ritiro o seminario o della relazione personale con un insegnante. Si tratta di ‘appunti’ che bisogna saper usare con discernimento e sempre nell’ottica di verificarne la rispondenza con gli insegnamenti originali, tenendo conto dei limiti e del progresso della propria personale comprensione.

Sottolineo che la produzione di audio o video tratti da queste occasioni di incontro e lavoro si deve alla libera iniziativa di uno o più partecipanti che ritengono utile poter tornare in un secondo momento sui temi toccati e desiderano condividere con altri certi spunti di riflessione o la possibilità di essere introdotti, in italiano, alla lettura dei testi del buddhismo antico. Pur essendo prodotti amatoriali (e di qualità tecnica variabile)  richiedono comunque tempo e lavoro: in nessun modo lo immagino come un servizio dovuto a me, ai lettori di questo blog o a chi partecipa a un ritiro o seminario, né lo ritengo un necessario corredo alla mia attività di condivisione del Dhamma.

Per finire con una nota augurale (dopo un preambolo un po’ serioso): spero davvero che queste Letture dai Sutta online stimolino e incoraggino alcuni di voi a ‘connettersi’ – non col computer ma nella propria vita – al tesoro degli insegnamenti originari del Buddha, superando una prima, comprensibile timidezza nell’accostarsi a un linguaggio nuovo.

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  • Segnalo che (da qualche tempo, ma mi era sfuggito) è disponibile una traduzione italiana del libretto di Achaan Sucitto Pāramī – Ways to Cross Life’s Flood  a cura delle Edizioni Monastero Santacittarama. Si può scaricare da QUI

La notizia può far piacere a chi di voi ha partecipato al Laboratorio Mestre 2017-18 secondo ciclo dedicato appunto alle 10 pāramī  (‘perfezioni’ o virtù trascendenti)  cimentandosi con il testo inglese, e a chi desidera ascoltare o riascoltare le sessioni di quel Laboratorio disponibili alla pagina AUDIO

 

  • Su un tema affine: chi partecipa per la prima volta a un ritiro di meditazione thumbs_broussonetia-papyrifera-3condotto da me, e non ha familiarità con la tradizione buddhista theravada, può trovare utile qualche informazione preliminare sui 3 Rifugi e i 5 Precetti: sulla locandina di ogni ritiro metto un link a un breve elenco delle linee guida che forniscono la base comune per un comportamento corretto e favorevole alla meditazione; ma sul sito di Saddha (amici e sostenitori del Santacittarama) c’è una pagina con i canti in pali e alcuni articoli di commento che può essere un buon punto di partenza  CLICCA QUI  Su questo blog riferimenti ai 5 precetti per i laici e in generale all’etica del buddhismo antico si trovano cliccando sul tag ETICA BUDDHISTA (versione desktop) o usando la funzione di ricerca (casella in alto nella pagina) inserendo PRECETTI, RETTA PAROLA e simili.

 

Le domande dello yakkha

yakkha

Yaksha Manibhadra  (III-II sec. a.C.) Mathura

Fra le classi di esseri non umani potenzialmente interessati all’insegnamento del Buddha figurano gli yakkha (scr. yakṣa), spiriti potenti che abitano luoghi solitari, foreste, colline e grotte abbandonate in prossimità di villaggi e città. Vengono placati e propiziati con offerte e preghiere e l’erezione di altari e santuari; sovente, la naturale irruenza del carattere si trasforma in benigna forza protettrice per gli umani. La controparte femminile (yakkhinī) è al tempo stesso una feroce divoratrice di bambini e un nume tutelare della fertilità e dell’infanzia (cfr. Gail Hinich Sutherland, Disguises of the Demon: The Development of the Yaksa in Hinduism and Buddhism, 1991; e un interessante articolo di Bhante Sujato sugli echi del culto dell’albero e del sacrificio umano nei testi del buddhismo originario, disponibile qui )

    Nei Discorsi antichi si menzionano diversi yakkha con un nome proprio e una residenza; nella letteratura più tarda sono i protagonisti o i comprimari di racconti a sfondo edificante  (cfr G P Malalasekera, Dictionary of Pāli Proper Names ) Nel tempo l’iconografia dello yakkha confluisce nella figura del ‘protettore del Dharma’ posto a guardia dei templi e dei testi buddhisti. yakkhaguardiano

Nel Saṃyutta Nikāya del canone pāli un intero capitolo – il decimo della prima sezione – contiene conversazioni o episodi riguardanti yakkha, feroci o benevoli, che si rapportano al Buddha o ai suoi discepoli, fornendo lo spunto per insegnamenti di carattere etico e per la celebrazione del potere del Dhamma di trasformare le energie della paura e dell’aggressività con la fede, la gentilezza e la saggezza.

Traduco di seguito l’Aḷavakasutta Saṃyutta Nikāya 10.12 e il Maṇibhaddasutta Saṃyutta Nikāya 10.4    A questi link si possono consultare anche altre versioni, in cinese e pāli, degli stessi testi, nonché traduzioni in lingue moderne. Il primo è incluso fra i canti di protezione (paritta) che vengono ancor oggi eseguiti in certe occasioni dai monaci di tradizione theravāda.

Nell’Aḷavakasutta sono menzionate en passant altri classi di esseri non umani (devā, māra e brahmā) all’interno di un’espressione stereotipata con cui spesso si allude alla totalità del ‘mondo’ con l’intera gamma del bene e del male a ogni possibile livello di esperienza. Per semplicità li ho resi qui con “dèi, demoni e angeli”, ma cfr il già citato Dictionary of Pāli Proper Names per approfondire. 

Il termine yakkha si potrebbe rendere (seguendo la traduzione inglese di Bhante Sujato) con ‘spirito locale’ , che richiama il genius loci della religione romana; è preferibile forse a ‘demone’ e ‘orco’ (specie dopo Il Signore degli Anelli). Poiché, nei sutta, yakkha ricorre anche come epiteto del Buddha, nel senso di uomo potente o vigoroso (in senso spirituale), non sembra che il termine avesse in origine connotazioni negative o di malvagità. Certo, non tutti gli yakkha hanno un bel carattere o sono amici del Sangha, come si evince dal famoso episodio dell’ Udana in cui uno yakkha di passaggio, senza ragione apparente e ignorando i buoni consigli del suo compare, non resiste all’impulso di dare una bastonata in testa al grande monaco Sāriputta che medita al chiaro di luna! Pur non essendo particolarmente belli o buoni, gli yakkha cercano di migliorarsi e di trascendere la sofferenza; sono capaci di fede, di ammirazione, di tenerezza, danno buoni consigli e danno una mano quando possono. A volte, pongono domande su questioni importanti.

Dal canto suo, lo yakkha Maṇibhadda (un ‘ritratto’ del quale si vede nell’illustrazione in alto) esalta i benefici della consapevolezza o presenza mentale (sati); il Buddha lo corregge, in parte: la consapevolezza non basta a vincere l’odio, occorre coltivare amore e compassione.

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Yakkhini – Stupa di Sanchi

 

Con Āḷavaka (SN10.12)

Così ho udito. In una certa occasione il Buddha soggiornava nei pressi di Āḷavī, dov’è di casa lo yakkha Āḷavaka. E lo yakkha Āḷavaka si recò dal Buddha e quivi giunto lo apostrofò così:

“Esci, monaco!”

“Va bene, amico” disse il Buddha, e uscì.

“Entra, monaco!”

“Va bene, amico” disse il Buddha, e rientrò.

Per la seconda volta lo yakkha Āḷavaka disse:

“Esci, monaco!”

“Va bene, amico”, disse il Buddha, e uscì.

“Entra, monaco!”.

“Va bene, amico” disse il Buddha, e rientrò.

Per la terza volta lo yakkha  disse:  “Esci, monaco!” [come sopra]

Per la quarta volta lo yakkha Āḷavaka disse: “Esci, monaco”.  Ma il Buddha rispose: “Non uscirò, amico. Fai quel che devi fare”.

“Monaco, ti farò una domanda: se non risponderai sconvolgerò la tua mente, ti schianterò il cuore o afferrandoti per i piedi ti scaraventerò dall’altra parte del Gange!”.

“Amico, non vedo nessuno in questo mondo con i suoi dèi, diavoli e angeli, i suoi asceti e sacerdoti, principi e gente comune, che possa sconvolgermi la mente, schiantarmi il cuore o scaraventarmi dall’altra parte del Gange afferrandomi per i piedi. A ogni modo, domanda quel che vuoi”.

[Āḷavaka] “Qual è per un uomo il tesoro più grande? Cosa rende felici se ben praticato? Qual è il gusto più dolce?  Di chi si può dire che viva la vita migliore?”

[Il Buddha] “La fede è il tesoro più grande di un uomo. Il Dhamma rende felici se ben praticato. La verità ha il gusto più dolce. Di chi vive con saggezza si può dire che viva la vita migliore”.

“Come si attraversa la piena? Come si attraversa il mare? Come si supera la sofferenza? Come ci si purifica?”

“Con la fede si attraversa la piena. Con la diligenza, il mare. Con l’energia si supera la sofferenza. Con la saggezza ci si purifica”.

“Come si acquista la saggezza? Come si trova la ricchezza? Come si ottiene una buona reputazione? Come si cementano le amicizie? Come si passa da questo all’altro mondo senza angoscia?”

“Con il desiderio di apprendere, con la fiducia nei realizzati e nell’insegnamento che porta alla pace, chi è accurato e riflessivo acquista la saggezza. Facendo ciò che occorre, responsabilmente, chi ha iniziativa trova la ricchezza. La buona reputazione si guadagna con l’onestà. La generosità cementa le amicizie. Così si passa da questo all’altro mondo senza angoscia.

“Il laico fiducioso che ha queste quattro qualità – è veritiero, retto, perseverante, generoso –  muore serenamente. Chiedilo pure ad altri – ai tanti contemplativi e sacerdoti – se ci siano cose migliori di verità, padronanza di sé, generosità e pazienza”.

“Perché mai dovrei chiederlo ai tanti contemplativi e sacerdoti? Oggi ho capito cosa giova alla vita futura. Di certo è per il mio bene che il Buddha è giunto ad Āḷavī. Oggi ho compreso dove un dono reca grande frutto.  Io stesso viaggerò di villaggio in villaggio, di città in città, rendendo omaggio al Risvegliato e all’eccellenza del Dhamma”.

___________

Con Maṇibhadda (SN 10.4)

In una certa occasione il Buddha soggiornava nel Magadha, al santuario Maṇimālika dov’è di casa lo yakkha Maṇibhadda. E lo yakkha Maṇibhadda si accostò al Buddha e in sua presenza recitò questo verso:

“Chi è consapevole ha sempre fortuna

Chi è consapevole è più felice

Chi è consapevole ha un domani migliore

E si libera dall’odio”.

[Il Buddha]

“Chi è consapevole ha sempre fortuna

Chi è consapevole è più felice

Chi è consapevole ha un domani migliore

Ma non si libera dall’odio.

Chi notte e giorno

nutre pensieri di compassione

ed è amorevole verso tutti gli esseri

non odia più”.