Per aiutarci a organizzare al meglio invia la tua richiesta il prima possibile. I posti sono limitati e dovremo confermare i dettagli con la struttura ospitante entro i primi di marzo.
Chi ha partecipato al Lab online del lunedì 2025 avrà la priorità, dato che il ritiro nasce dalla generosa iniziativa di praticanti che desiderano approfondire il percorso fatto. In generale, sarà bene che chi si iscrive abbia già buone basi nella pratica di consapevolezza di derivazione buddhista e qualche familiarità con i metodi e l’approccio generale del Lab online vedi Lab online del lunedì anche per essere consapevoli di cosa aspettarsi al ritiro!
Abbiamo bisogno di aiuto al ritiro: sul modulo di iscrizione puoi segnalare tue eventuali disponibilità. In particolare: se sei certo/a di partecipare e hai già fatto ritiri con Letizia puoi proporti come Coordinatore (la persona che raccoglie eventuali esigenze pratiche dei partecipanti e fa da intermediario con lo staff della casa). Altri compiti utili sono segnalati sul modulo. E’ tutto semplicissimo e avrete tutte le indicazioni del caso da chi ha già esperienza. Ringraziamo anticipatamente!
Per attivare i sottotitoli clicca sul rettangolo in basso sul video (o su CC in alto su smartphone) clicca sulla rotellina (impostazioni) per la traduzione automatica se serve
Colgo l’occasione delle festività per augurarvi ogni bene, felicità e appagamento, in linea con le migliori aspirazioni di ciascuno. Voglio anche ringraziare chi ha partecipato al Laboratorio di meditazione online e agli incontri Spazio Aperto di quest’anno; tutti coloro che hanno espresso apprezzamento e generosità donando qualcosa, in termini economici o di tempo, presenza, aiuto pratico o incoraggiamento; e tutti coloro che leggono questo blog e utilizzano gli spunti che trovano con discernimento. Nulla ci sarebbe, o sarebbe com’è, senza il concorso di tutti. Ringrazio dal profondo del cuore il Maestro e tutti gli insegnanti che sono la fonte di quanto apprendo e riesco a mettere in pratica. Mi impegno a migliorare nella comprensione del Dharma e nel mio carattere, per partecipare come posso al cammino e alla crescita comuni.
Il pinguino di Adelia è noto per essere combattivo e, proprio come noi umani, capace di comportamenti ‘egoisti’ o opportunisti
Spesso i pinguini di Adelia si ritrovano tutti insieme sulle scogliere a picco sul mare: generalmente gli individui optano per un tuffo sincronizzato di gruppo, in quanto la possibilità di essere afferrati da foche leopardo in agguato nell’acqua diminuisce all’aumentare del numero dei pinguini … ma ci sono alcuni che … inducono i compagni a saltare con delle finte, per poi affacciarsi giù dalla scogliera in modo tale da verificare la presenza di foche leopardo, oppure spingendoli da dietro, sacrificando così alcuni compagni (dalla voce Pygoscelis adeliae di Wikipedia).
Qui però, vediamo un esemplare adulto accorrere per proteggere i pulcini di un’altra specie (i pacifici e solidali pinguini Imperatore) mettendo in fuga la procellaria. Sarà uno di quei furbetti scampati alle foche? Un tipaccio con istinto materno? Un vigilantes? Un Adelia con un buon karma? Per la procellaria affamata, probabilmente è solo un guastafeste 😄
Si dice non tutto è oro quel che brilla. E viceversa, quel che appare sgradevole, rozzo, negativo o insignificante può essere necessario o d’aiuto. Un regalo impacchettato alla buona con carta riciclata può contenere un oggetto prezioso o un pensiero sincero. Una confezione graziosa e colorata può avere un contenuto futile. Imparando ad ascoltare il nostro corpo, i nostri pensieri, energie e sentimenti, osservando imparzialmente e in modo rilassato le nostre azioni e reazioni e le nostre reali circostanze, impariamo a leggere la trama cangiante delle nostre intenzioni e motivazioni. E pian piano anche quelle degli altri, al di la di giudizi, apparenze e stereotipi.
≈ Commenti disabilitati su Spazio Aperto in autunno
Prossimi incontri di Spazio Aperto mercoledì3 e 17 dicembre
Questi ultimi due incontri del ciclo autunnale saranno dedicati alla discussione degli insegnamenti di Achaan Sumedho contenuti nei volumi Consapevolezza intuitiva e Il suono del silenzioCalendario delle letture vedi QUI
In particolare, mercoledì 3 dicembre ci focalizzeremo sui discorsi intitolati La sofferenza va accolta, e La fine della sofferenza è adesso (Consapevolezza intuitiva, Astrolabio, pp. 61-76; pp. 86-98) mercoledì 17 dicembre su Osservare l’attaccamento (pp.139 segg).
Può essere utile, per meglio inquadrare il tema della ‘sofferenza’ nel contesto di questi insegnamenti, leggere anche il post Comprendere dukkha
Come sempre, il focus non è teorico ma presuppone la motivazione a esaminare, correggere e maturare il proprio approccio agli insegnamenti buddhisti e alla pratica meditativa come strumento di trasformazione ed evoluzione personale. Tutti gli interessati sono invitati a seguire le letture durante la settimana e a mettere a fuoco brani o insegnamenti da condividere a Spazio Aperto, come pure esperienze e domande su come integrarli nella pratica di consapevolezza.
Illustrazione di Achaan Sucitto, The Dawn of the Dhamma
Come sa chi studia e pratica il Dharma, il termine pali dukkha (scr duḥkha) è tanto ricorrente negli insegnamenti del Buddha quanto sfuggente, difficile da tradurre univocamente, fonte di fraintendimenti e di dubbi. Ma alla fine, quel che conta non è tanto trovare la perfetta traduzione (‘sofferenza’ è la più comune) quanto usare questo concetto come un dito che punta alla luna della nostra condizione. Nei Discorsi antichi appare come un segno stenografico che va esplicitato e interpretato dall’ascoltatore alla luce della propria esperienza di vita e della comprensione dell’intero insegnamento del Buddha. Di seguito traduco alcuni brani dal capitolo 5 di The Dawn of the Dhamma di Ajahn Sucitto (1). Vedrete come nel passaggio sulla Prima nobile verità la libera resa del termine da parte dell’Autore allevia la stereotipia della formula tradizionale, rilasciando un senso a cui tutti possiamo rapportarci con immediatezza.
Dukkha non è una realtà fisica oggettiva come la malattia o la carestia. A volte possedere poco va bene o è perfino rasserenante. Altre volte, ci angosciamo per una macchia sulla tovaglia. Entrare in contatto con quella sensazione è una via d’accesso alla spiritualità perché ci offre un indizio di dove e come le esperienze della vita ci toccano realmente. Possiamo credere di essere guidati da principi razionali, ma scegliamo di essere razionali solo quando un atteggiamento calmo e obiettivo ci conviene. Le nostre motivazioni, i parametri in base a cui qualcosa ci piace, ci ispira o ci sembra utile (come pure il contrario) risiedono in un’altra dimensione della psiche. Entrare in contatto con tale dimensione è essenziale, se vogliamo vivere in modo meno confuso.
Mettendo l’accento su dukkha il Buddha mette in risalto un fatto che spesso non notiamo o di cui abbiamo un assaggio solo in relazione a situazioni particolari. Non sta dicendo che la vita è dolorosa: la maggior parte delle cose presenta un misto di piacere, dolore e neutralità. Tuttavia, la qualità di fondo è una certa irrequieta ansietà, un sentimento di mancanza: “Non basta”, “C’è qualcosa che non va”. Nella felicità il retrogusto è il desiderio di averne di più, l’attaccamento o il tentativo di prolungare lo stimolo in quanto, di per sé, è destinato a cambiare. E quando la fonte della felicità svanisce, cominciamo a provare noia o insoddisfazione e a cercare qualcos’altro. Se non troviamo nulla, ci sentiamo peggio. […]
Un sentimento di mancanza permea le nostre vite. A volte abbiamo la sensazione che ci manchi qualcosa, o un’insoddisfazione che può andare da un lieve senso di stanchezza all’estrema disperazione. Può essere innescata da sensazioni fisiche o da impressioni mentali riguardanti noi stessi o gli altri. E’ caratterizzata dal sentire che quello che c’è non basta. Se siamo in salute fisicamente e mentalmente possiamo sentirci frustrati perché la vita non ci offre abbastanza, o non ne stiamo facendo buon uso, o non facciamo abbastanza. O perché non abbiamo tempo, spazio e libertà a sufficienza. Possiamo provare ansia per le condizioni del pianeta e dell’ambiente: la nostra percezione del presente e del futuro non è rassicurante e spensierata. Anche avere ‘troppo’ significa non avere spazio, futuro o tranquillità. La lista è interminabile. Provate a riflettere sulle vostre attività e i vostri progetti: notate che c’è uno sforzo costante per modificare o fronteggiare situazioni sgradevoli e ricercare il benessere. E’ una condizione universale.
Per molti di noi, la spinta a intraprendere un cammino spirituale è data dal prendere atto che questo è lo stato d’animo prevalente in tutto ciò che facciamo e ovunque andiamo, inclusa la pratica spirituale! L’ho constatato di persona. Vivere come monaco contemplativo in un luogo tranquillo senza dovermi preoccupare di nulla non mi impediva di irritarmi perché una rana gracidava: “Ma che avranno da gracidare ‘ste rane, perché non stanno zitte e non la smettono di disturbarmi!”. Non è una risposta intenzionale e deliberata, è una reazione istintiva. Crediamo di essere fatti così, e ogni possibilità di cambiamento, quand’anche desiderassimo cambiare, appare remota. Abitudini e istinti definiscono la nostra identità, ed è qui che dukkha ci rode dentro più profondamente.
Bhikkhu, c’è questa nobile verità dell’insoddisfazione. Nascere è problematico, invecchiare è duro e morire è difficile da accettare. Tristezza, rimpianto, dolore fisico, angoscia e disperazione sono egualmente dolorosi. Essere uniti a ciò che non piace è sgradevole; essere separati da ciò che piace è sgradevole; non ottenere ciò che vogliamo è frustrante. In breve, i cinque aggregati a cui ci si afferra sono insoddisfacenti.
‘Afferrare’ è un’efficace metafora di quello che altrove si definisce ‘attaccamento’. Significa trattare qualcosa come se fosse permanente o assoluto mentre in realtà non lo è. Quando sei attaccato alle sigarette, per esempio, le consideri assolutamente necessarie alla tua vita. Devi sempre averne un pacchetto a portata di mano. In realtà, però, le sigarette non sono necessarie. Quindi, in cosa consiste l’attaccamento agli aggregati [i 5 khandha: forma, sensazioni, etichette/significati, intenzioni, coscienza] che li rende insoddisfacenti?
La sensazione di esistere come persone si basa interamente sull’afferrare i cinque aggregati come nucleo personale, come il nostro sé. Malgrado l’introvabilità di questo ‘nucleo’, che in realtà è solo uno stato d’animo generato dall’attaccamento agli khandha, gli attribuiamo la paternità di pensieri e sentimenti, il possesso e la responsabilità del corpo, la direzione e il controllo dei sensi. Avendo creato un’identità attorno agli khandha, ci aspettiamo che ci gratifichino. Partiamo dal presupposto istintivo che troveremo appagamento nel nostro corpo o in quello di un altro; in sensazioni piacevoli, stimolanti o calmanti; in opinioni e idee brillanti; o in una combinazione di tutte queste cose così come appaiono alla coscienza sensoriale. Malgrado le ripetute delusioni, crediamo che sia una disfunzione occasionale, un incidente di percorso, o che sia colpa nostra. In occidente, colpa e vergogna sono più comuni dell’orgoglio, come espressione della credenza in un io. Se il mondo sensoriale non ci appaga ci sentiamo in difetto, convinti come siamo che dovrebbe appagarci.
Quindi, è facile cadere nell’uno o l’altro dei due estremi: l’ottimismo dell’ingenuità (“alla fine tutto si aggiusta”) o il pessimismo della disperazione (“non ho avuto nulla dalla vita, sono un fallito”). Ed eccoci alla deriva fra due sponde: dare la colpa agli altri sentendoci dalla parte della ragione, condannare la società e giustificare noi stessi; o giudicarci severamente e mettere gli altri su un piedistallo. Forse vorremmo tirarci fuori da questa situazione, in un modo o nell’altro. Ma se la situazione sono io, come me ne tiro fuori? Questo girare a vuoto, questo samsara, sta appunto nell’afferrare i cinque aggregati come il nostro sé.
(1) The Dawn of the Dhamma: Illuminations from the Buddha’s First Discourse, by Sucitto Bhikkhu, Buddhadhamma Foundation, Bangkok 1995. Al momento, l’edizione digitale del volume risulta introvabile. E’ però disponibile una pubblicazione illustrata che rielabora lo stesso materiale, dal titolo Turning the wheel of Dhamma, al seguente link
Questo autunno alcuni di noi sono impegnati nel Laboratorio di meditazione del lunedì e nella lettura degli insegnamenti di Achaan Sumedho, usando gli spazi di incontro e discussione per riflettere su come integrarli nella propria pratica meditativa e, più in generale, nella propria comprensione del cammino del Dharma.
Sulla pagina AUDIO vengono rese disponibili, temporaneamente, le registrazioni parziali delle sessioni del Lab online, per facilitare i partecipanti che saltassero un incontro nel seguire la conversazione, e per tutti gli interessati.
Occasionalmente, potrete trovare nella cartella Laboratorio online del lunedì autunno anche altro materiale che integra le indicazioni per la pratica settimanale, o che costituisce un commento ai temi emersi dalla lettura dei discorsi di Achaan Sumedho, dalla prospettiva di una praticante che ha tratto beneficio per molti anni dagli insegnamenti del maestro.
Condivido qui una riflessione sul tema della fiducia che credo possa fornire qualche spunto a chi desidera gettare le basi per una pratica del Dharma che vada oltre la ‘seduta’ e sostenga la crescita personale nella vita e nelle relazioni. Se avete domande, usate l’area dei commenti sulla pagina Spazio Aperto (se richiedono una risposta articolata, verrete invitati a partecipare all’incontro)
Fiducia (dal ritiro Circoli virtuosi, 2016)
Prossimi incontri di Spazio Aperto 5 novembre, 3 e 17 dicembre
Calendario delle letture QUI Il 5 novembre avremo letto i capitoli suggeriti da introduzione a quarta settimana – Leggi il post per tutte le info sul ciclo autunnale.
ll filo conduttore del laboratorio sarà l’esplorazione e integrazione nella propria esperienza dei temi proposti nel volume Consapevolezza Intuitiva di Achaan Sumedho (si può ordinare QUI o presso la Casa editrice Astrolabio).
Come introduzione (prima del primo incontro) leggere il capitolo “Senza scampo” in Il suono del silenzio pagg. 68-77 e “Non cercare risposte, non chiedere favori” in Consapevolezza intuitiva, pagg 145 segg.
Leggere Achaan Sumedho – un consiglio di Letizia
Questo ciclo è pensato prioritariamente per chi ha frequentato i cicli precedenti e pratica con regolarità secondo l’approccio proposto vedi Lab online del lunedì si possono inserire anche praticanti con esperienza consolidata formati con altri insegnanti.
Le registrazioni parziali degli incontri del Lab online del lunedì verranno rese disponibili temporaneamente sulla pagina AUDIO
Prossimi incontri di Spazio Apertodamercoledì 17 settembre
da settembre a dicembre lettura e discussione degli insegnamenti di Achaan Sumedho contenuti nei volumi Consapevolezza intuitiva e Il suono del silenzio. Come sempre, il focus non è teorico ma presuppone la motivazione a esaminare, correggere e maturare il proprio approccio agli insegnamenti buddhisti e alla pratica meditativa come strumento di reale trasformazione ed evoluzione personale.
Invitiamo chi partecipa a Spazio Aperto a procurarsi i due volumi (si possono ordinare QUI o dall’editore Astrolabio) e a leggere i capitoli suggeriti ogni mese PRIMA degli incontri online
Mercoledì 17 settembre l’incontro sarà dedicato alle “quattro nobili verità” come pratica contemplativa – leggere il capitolo “Senza scampo” in Il suono del silenzio pagg. 68-77 e il capitolo “Non cercare risposte, non chiedere favori” in Consapevolezza intuitiva, pagg 145 segg.
gli incontri si tengono tendenzialmente il primo e terzo mercoledì del mese con lo scopo di creare connessione, scambio e mutuo supporto fra chi già pratica e studia il Dharma, e dare modo a Letizia di affrontare temi essenziali della pratica meditativa buddhista partendo dalle concrete esigenze, difficoltà, esperienze e comprensioni portate dai partecipanti.
Come sempre, tutti sono benvenuti a partecipare a uno o più incontri liberamente. Ma considerate che Spazio Aperto non è un ‘gruppo di meditazione’ e non sostituisce la frequenza a corsi e ritiri condotti da insegnanti qualificati, né il lavoro personale con un metodo di meditazione supportato dalla riflessione sugli insegnamenti e sulla propria condizione di vita.
Per porre domande da esplorare a Spazio Aperto, o proporre temi su cui vorresti approfondimenti dall’insegnante, posta un COMMENTO SU QUESTA PAGINA e barra la casella NOTIFICA NUOVI COMMENTI prima di inviare.
ISCRIZIONI Chi non è già registrato sulla piattaforma Lu.ma o non riceve i promemoria può richiedere l’iscrizione compilando il modulo pubblicato in Calendario
per chi ha fatto i cicli precedenti e vuole approfondire; per chi desidera essere introdotto alla meditazione buddhista o cerca una pratica per coltivare stabilità, chiarezza, compassione e resilienza nella propria vita.
FORUM i partecipanti possono porre domande e continuare la conversazione durante la settimana postando un COMMENTO SU QUESTA PAGINA (ricordate di barrare la casella NOTIFICA NUOVI COMMENTI prima di inviare)
SPAZIO APERTO (primo e terzo mercoledì del mese – frequenza libera) affianca il lab online per dare modo a chi vuole di ricevere supporto personalizzato per la propria pratica meditativa e approfondire insegnamenti di base e problematiche comuni che non è possibile affrontare il lunedì sera Spazio Aperto
STUDIO E PREPARAZIONE Per prepararsi o se si è nuovi al Laboratorio è sufficiente familiarizzarsi con Materiali dal Lab online del lunedì in fondo alla pagina. Per una guida ai materiali di studio su questo blog vedi Guida ai materiali di studio sul blog
consigliamo a tutti i partecipanti di ascoltare i discorsi
La libertà non è un ideale o un programma da perseguire, né il tentativo di proteggersi dalle luci e ombre del comune sentire umano: si scopre quando la mente non afferra e non teme ciò di cui fa esperienza.
CircoloClima è uno spazio informale ed empatico dove chiunque può condividere in sicurezza le proprie emozioni, la propria storia, le proprie esperienze, dubbi o progetti di fronte alla crisi climatica ed ecologica.
Ciascun incontro si svolge in piccolo gruppo (max 8 partecipanti) su Zoom per un’ora o un’ora e mezza secondo un calendario variabile.
Puoi partecipare liberamente a uno o più incontri. Puoi estendere l’invito a persone del tuo ambiente che vorresti coinvolgere nella conversazione o che sono già toccate dalla realtà della crisi climatica e cercano sostegno o confronto.
Più che fornire soluzioni dall’esterno, il metodo di conduzione favorisce la consapevolezza del sentire e la chiarificazione degli schemi di pensiero, attivando l’intelligenza e la compassione presenti nel gruppo. Sostiene la crescita emotiva ed etica dell’individuo come interconnessione con l’ambiente psico-sociale e naturale.
Questa iniziativa è aperta a chiunque ne senta la necessità. Non è un gruppo terapeutico e non prevede una partecipazione continuativa. E’ particolarmente apprezzata e incoraggiata la varietà degli apporti, delle esperienze, delle fasce d’età e delle prospettive sulla crisi climatica.
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