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Il blog di Letizia Baglioni

Archivi autore: Letizia Baglioni

La buona fortuna

23 sabato Giu 2018

Posted by Letizia Baglioni in Sutta

≈ 4 commenti

Tag

anupubbikatha, Etica buddhista, mangala sutta

Traduco di seguito il famoso Maṅgalasutta Sutta Nipāta 2.4 (vedi anche  Khuddakapāṭha 5) Esistono numerose traduzioni in lingua inglese, alcune corredate da commenti, disponibili online VEDI QUI.  A parte le piccole differenze di resa o interpretazione, dovute anche al fatto che il testo pali è in versi ed è molto stringato, il senso generale è chiaro: l’approccio del Buddha alla buona sorte, alla prosperità e alla protezione non implica il ricorso a cerimonie, segni, formule, talismani, riti e benedizioni, ma è basato essenzialmente sull’impegno personale a vivere in modo tale da piantare i semi della reale prosperità.

Ho reso il testo in un linguaggio semplice e immediato che non richiede note o spiegazioni. Per cui ad esempio la devatā che interloquisce con il Buddha diventa una ‘dea’, anche se i deva del buddhismo non sono immortali e, per quanto a volte un po’ frivoli o vanesi, amano la virtù e hanno un carattere più benevolo degli dèi della mitologia classica o induista. Maṅgala sta per tutto ciò che è presagio di fortuna (cfr l’augurio o portento che è segno del favore degli dèi) o che ha il potere di impartire o propiziare fortuna, protezione o benessere (un esempio contemporaneo è il rito del matrimonio, religioso o laico; ma pensiamo al ruolo della benedizione paterna nell’Antico Testamento).

In fondo al post trovate un video dove Bhikkhu Bodhi offre un bel commento a questo insegnamento, sottolineandone il valore soprattutto per chi pratica il Dhamma nella vita laica. Il testo è organizzato secondo la logica dell'”esposizione graduale” (ānupubbīkathā)  VEDI POST PRECEDENTE

Nei paesi del sud-est asiatico dove prevale il buddhismo theravada anche i bambini lo imparano a scuola e sanno recitarlo. E’ incluso fra i canti di protezione (Paritta) che i monaci e monache eseguono a beneficio dei laici – ascoltate un bell’esempio in stile srilankese qui sotto:


HO UDITO che in una certa occasione il Beato viveva a Sāvatthī nella Selva di Jeta, il parco di Anāthapiṇḍika. Allora, nel cuor della notte, una dea di eccezionale bellezza che rischiarava l’intera Selva di Jeta con la sua luce si accostò al Beato. Dopo essersi accostata si inchinò al Beato e restò in piedi da un canto. Poi si rivolse al Beato parlando in versi:

Il pensier di quelle cose
Che propiziano l’agognata buona sorte
E’ caro a molti fra gli uomini e gli dèi.
Ti chiedo: quale benedizione reputi la migliore?

[Il Buddha:]

Non associarsi agli stolti
Ma associarsi ai saggi
E rendere onore a chi è dovuto:
E’ la benedizione migliore.

Vivere in luoghi adatti
Le buone azioni fatte in passato
Fare le giuste scelte:  
E’ la benedizione migliore.

Una buona istruzione e abilità pratiche  
Essere esperti nel proprio campo
Parlare con proprietà:
E’ la benedizione migliore.

Assistere madre e padre
Amare il coniuge e i figli
Un lavoro che non crea conflitto:
E’ la benedizione migliore.

Essere generosi e giusti
Aiutare i parenti
Comportarsi onestamente:
E’ la benedizione migliore.

Non fare mai del male
Mantenersi sobri
Prendersi cura della mente:
E’ la benedizione migliore.

Essere rispettosi e modesti
Sentirsi paghi e grati
Avere tempo per ascoltare il Dhamma:
E’ la benedizione migliore.

Essere pazienti e lasciarsi correggere
Incontrare veri contemplativi
Avere tempo per discutere il Dhamma:
E’ la benedizione migliore.

L’ardore e la rinuncia
Comprendere le nobili verità
L’esperienza  della liberazione:
E’ la benedizione migliore.

Un cuore che non è scosso
Dagli alti e bassi della vita
Sereno, terso, al sicuro:
E’ la benedizione migliore.

Poiché così facendo
Si va ovunque vittoriosi
Si va ovunque in sicurezza
Questa è la benedizione migliore.

Ritiro di aprile a Tossignano Bologna

24 sabato Mar 2018

Posted by Letizia Baglioni in Pratica buddhista

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cinque impedimenti, meditazione di consapevolezza, satipatthana

I cinque impedimenti

Tossignano (Bologna) 27 aprile – 1 maggio 2018

Sono disponibili posti per questo ritiro residenziale INFO QUI

L’accento è sulla coltivazione della consapevolezza meditativa secondo l’approccio sistematico dei “quattro satipatthāna” o modi di stabilire la presenza mentale illustrati nelle fonti buddhiste più antiche. E’ necessario aver già qualche esperienza di meditazione e aver letto i testi consigliati.

Ithumbs_broussonetia-papyrifera-3n particolare esploreremo le istruzioni sulla consapevolezza dei “cinque impedimenti” –  schemi mentali ed energetici che ostacolano la chiarezza e la concentrazione – e le appropriate strategie per superarli. 

Per facilitare l’organizzazione, chiediamo agli interessati di perfezionare l’iscrizione quanto prima, e comunque entro il 15 aprile. Grazie!

LETTURE PRELIMINARI

TRADUZIONE DEL SATIPAṬṬHĀNA SUTTA Majjhima Nikāya 10

Abbandonare i cinque impedimenti

I cinque impedimenti

Le registrazioni dei discorsi dal ritiro saranno pubblicate sulla pagina AUDIO

meditation

“Sto meditando sulla mia incapacità di meditare dovuta al fatto che quando medito non riesco a smettere di pensare che non posso meditare perché penso alla mia incapacità di meditare. E’ giusto?”

 

 

 

 

 

 

Laboratorio Mestre 2017-18 (2)

05 lunedì Mar 2018

Posted by Letizia Baglioni in Pratica buddhista

≈ 17 commenti

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Laboratorio Mestre, ottuplice sentiero, parami, virtù

E’ iniziato il SECONDO CICLO del Laboratorio di studio e pratica del Dhamma che si terrà a Venezia Mestre dal 5 MARZO al 28 MAGGIO  – Le 10 pāramī: traversare la corrente del quotidiano  INFO

Negli undici incontri esploreremo attivamente le 10 virtù o ‘perfezioni’ che secondo la tradizione hanno donato al  futuro Buddha  la forza, la fiducia e la chiarezza per intraprendere con successo il cammino del risveglio: Generosità  — Dāna, Moralità — Sīla, Rinuncia  — Nekkhamma, Discernimento/Saggezza – Paññā, Energia —Viriya, Pazienza  — Khanti, Onestà  — Sacca, Determinazione — Adhiṭṭhāna, Gentilezza  — Mettā, Equanimità  — Upekkhā

thumbs_broussonetia-papyrifera-3Pur essendo un insegnamento più tardo, collegato ai racconti  edificanti sulle vite precedenti di Gotama (Jātaka) il valore attribuito a queste qualità spirituali nel sostenere il cammino contemplativo e generare effetti positivi per se stessi e per gli altri è già implicito nei Discorsi antichi.   

Questa pagina verrà aggiornata con gli APPUNTI relativi al seminario. Riflessioni e materiali supplementari nei COMMENTI. Le registrazioni degli incontri verranno rese via via disponibili alla pagina AUDIO

LETTURE

Achaan Sucitto Kalyana: il sentiero graduale del Buddha, Astrolabio, Roma 2003.

Achaan Sucitto Parami – Ways to Cross Lifes Floods

Utile aver lavorato con i temi e gli spunti di pratica del Laboratorio Mestre primo ciclo

APPUNTI

  1. SĪLA – Moralità. Sulla funzione dei cinque precetti  ; Citazioni dai Sutta (in particolare sul linguaggio – vedi anche: SACCA – Onestà)  Commenti
  2. NEKKHAMMA – Lasciar andare Appunti
  3. Dasa Pāramī  (canto) AUDIO  TESTO
  4. KHANTI – Pazienza  Citazioni
  5. SACCA – Onestà Appunti    Vedi anche il documento su Retta parola – Sammavaca
  6. METTĀ – Benevolenza  Appunti
  7. UPEKKHĀ – Equanimità Appunti

 

 

Perdono

12 lunedì Feb 2018

Posted by Letizia Baglioni in Senza categoria

≈ 2 commenti

Di recente ho avuto modo di rivedere il bellissimo Mission (1986)  e fra i tanti aspetti notevoli di quel film c’è un pensiero profondo sulla colpa e sul perdono affidato dal regista al personaggio del mercenario e cacciatore di schiavi Rodrigo Mendoza (Robert De Niro).

La scena clou è così eloquente che merita di essere condivisa senza altro commento (e grazie a chi l’ha postata su Youtube). Non serve neppure aver visto il film. Basta lasciarla risuonare liberamente, senza interpretazioni a senso unico (storiche o metaforiche, etiche, sociali o intrapsichiche).

Al di là dei dettagli biografici con cui ci identifichiamo e della parte che ci troviamo a giocare al momento – oppressore, oppresso, nessuno dei due, un pochino di entrambi – nascere alla dimensione umana implica avere dentro questa storia e la scomoda eredità di un oscuro passato di violenza e di colpa, rivendicazione e riscatto che ci portiamo dietro e riperpetuandosi ci intralcia.

Dedicato a chi aspira a comprendere il dolore e le sue cause, e a concedere e ricevere compassione e perdono.

Passato e presente

27 sabato Gen 2018

Posted by Letizia Baglioni in Senza categoria

≈ 3 commenti

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giorno della memoria

Il Giorno della Memoria è celebrato ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.

C’è un vistoso paradosso quest’anno dietro il giorno della memoria: la data corre un pesante rischio di assuefazione e di ritualizzazione retorica proprio mentre i disvalori che si proponeva di combattere trovano nel nostro discorso pubblico uno spazio che non avevano mai avuto.

Marino Sinibaldi, Il dovere della memoria nel 2018, leggi l’articolo su Internazionale

Credo sia essenziale, per la salute nostra e della società di domani, da un lato riconoscere l’unicità della shoah e mantenerne nitida la percezione nel tessuto della nostra coscienza storica, politica e morale di italiani ed europei. Dall’altro,  generare connessioni significative fra passato e presente che ci aiutino a riconoscere e denunciare i disvalori come tali, e a cogliere per tempo i segni di dinamiche sociali,  modalità di pensiero, slogan e orientamenti politici che fanno rientrare dalla finestra ciò che speravamo di aver messo alla porta.  Questo duplice intento mi sembra ben espresso dallo schietto antifascismo del nostro Presidente Mattarella  e dalla recente nomina di Liliana Segre come senatrice a vita.

Vi segnalo qui una puntata della trasmissione Passato e Presente, su Rai Storia  (occorre registrarsi gratuitamente al sito RAI per vederla) Nell’estate del 1939 le norme antiebraiche sono ormai entrate nell’ordinamento giuridico di molti paesi europei, oltre la Germania: l’Ungheria, la Romania, la Slovacchia, la Polonia, l’Italia, l’Austria annessa al Terzo Reich. Per centinaia di migliaia di ebrei l’unica via di salvezza, malgrado le incognite e le difficoltà di un trasferimento all’estero, è abbandonare il proprio paese d’origine.infuga

Il conduttore Paolo Mieli e gli storici suoi ospiti, coadiuvati da belle immagini di repertorio,  raccontano le storie di chi tentò di emigrare o di mettere in salvo altri ebrei in fuga dalle persecuzioni razziali. Sono storie che hanno echi profondi nel nostro presente. Sono Gustav Schroeder, capitano del Transatlantico St. Louis, che riesce a salvare i 937 passeggeri, per la maggior parte ebrei, respinti dagli Stati Uniti e dal Canada; l’allenatore di calcio Arpad Weisz, ungherese, che trova riparo in Italia ma poi, costretto a trasferirsi in Olanda dopo la promulgazione delle leggi razziali, viene deportato ad Auschwitz; Oskar Tanzer, ebreo tedesco che si stabilisce in Italia e che, dopo il varo delle norme antisemite, sarà aiutato a mettersi in salvo da Don Primo Mazzolari; Paul Grninger, capo della polizia del cantone svizzero di San Gallo, che dopo la chiusura delle frontiere aiuta oltre tremila ebrei ad oltrepassare il confine, un “dovere umano”, come lo definisce egli stesso, che gli causerà la perdita del lavoro e lo ridurrà in povertà.

I nomi, i volti, le circostanze precise e puntuali. Mi fa piacere condividerli qui, perché rivivano nel nostro cuore e nei nostri pensieri e ci insegnino qualcosa su noi stessi e il nostro presente.

 

 

Ritiro di febbraio a Tossignano Bologna

09 martedì Gen 2018

Posted by Letizia Baglioni in Pratica buddhista

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meditazione di consapevolezza, vedana

I venti e il cielo – Consapevolezza della sensazione 

Tossignano (BO) 9-11 febbraio 2018

Sono ancora disponibili posti per questo ritiro residenziale INFO QUI

thumbs_broussonetia-papyrifera-3Per facilitare l’organizzazione, chiediamo agli interessati di perfezionare l’iscrizione quanto prima, e comunque entro il 26 gennaio. Grazie!

L’accento è sulla coltivazione della presenza mentale nell’arco della giornata e su come si rafforza e raffina nella meditazione formale in sinergia con gli altri fattori salutari del sentiero.  In particolare, esploreremo le istruzioni satipatthāna sulla consapevolezza delle sensazioni (vedanā) come chiave per coltivare stabilità, apertura e comprensione liberante.

LETTURE CONSIGLIATE

Vedana: estratti e citazioni

Sallasutta: la freccia – trad. Bhikkhu Bodhi

trad. it. Claudio Cicuzza, in La rivelazione del Buddha, vol. 1, Mondadori (I Meridiani)

MATERIALI

Testo canti  Brahmavihara Rifugi-e-precetti

Le registrazioni dei discorsi sono disponibili alla pagina AUDIO

 

Il lebbroso

11 lunedì Dic 2017

Posted by Letizia Baglioni in Sutta

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anupubbikatha, entrata nella corrente, esposizione graduale, sotapanna, Sutta

Traduco di seguito la prima parte del Suppabuddhakuṭṭhi Sutta (Udāna 5.3). Il brano dà esempio di uno stile di insegnamento del Buddha noto come “esposizione graduale” o “passo per passo” (ānupubbīkathā), la cui formula standard è incorniciata dalla storia commovente del protagonista Suppabuddha. Acquisire lo “sguardo del Dhamma” che coglie l’impermanenza e le sue implicazioni liberanti è un sinonimo di “entrata nella corrente”, il primo grado del risveglio, l’accesso al nobile ottuplice sentiero. Il paragrafo conclusivo è una pericope che spesso descrive il sotapanna e lo spostamento subitaneo di prospettiva provocato da un discorso del Buddha. Un buon commento moderno all’insegnamento graduale e alla logica che connette i vari passi della pratica lo trovate nel libretto di Achaan Sucitto, Kalyana, edito da Astrolabio.

Mi sono presa qualche piccola libertà con il testo per renderlo scorrevole e di immediata comprensione ma senza alterare o omettere nulla (p. es. rendo con “pane e companatico” un’espressione pali che designa cibi duri e soffici, oppure  gli alimenti base – immagino riso o simili  – e le pietanze, salse ecc. “Pane e minestra” , evocativo di una mensa dei poveri, sarebbe stato un altro modo per rendere bene l’equivoco dello speranzoso Supabuddha). Una versione inglese dell’intero testo, con link all’originale pali si può leggere QUI

Ho udito che in una certa occasione il Beato dimorava presso Rājagaha nel Boschetto di Bambù, al Rifugio degli scoiattoli. A quel tempo viveva a Rājagaha un lebbroso di nome Suppabuddha, un pover’uomo che mendicava per vivere. Un giorno, il Beato stava insegnando il Dhamma circondato da un gran numero di persone.

Suppabuddha il lebbroso vide da lontano quella folla e pensò: “Senza dubbio qualcuno distribuisce pane e companatico laggiù. Magari mi unisco anch’io a quella folla, così rimedio qualcosa da mangiare”. Dunque si avvicinò, e vide il Beato che insegnava il Dhamma in mezzo a una grande assemblea. Vedendo questo pensò: “No, nessuno distribuisce pane e companatico qui. Quello è Gotama il contemplativo che insegna alla gente. E se ascoltassi il suo insegnamento?”. Perciò si mise seduto in un angolo pensando: “Anch’io voglio ascoltare il Dhamma”.

Allora il Beato, avendo abbracciato con la propria mente la mente dell’intera assemblea, si chiese: “Adesso, qui, chi è capace di comprendere il Dhamma?”. Vide Suppabuddha il lebbroso seduto in mezzo agli altri e nel vederlo pensò: “Questa persona è capace di comprendere il Dhamma”. Così, pensando a Suppabuddha il lebbroso, fece un’esposizione graduale, cioè un discorso sulla generosità, sulla virtù, sui mondi celesti, spiegò gli inconvenienti, la pochezza e la corruzione dei piaceri dei sensi e il vantaggio della rinuncia.

Poi, quando vide che la mente di Suppabuddha il lebbroso era pronta, duttile, sgombra, ispirata e pura, espose l’insegnamento caratteristico dei risvegliati, cioè: la sofferenza, l’origine, la cessazione e il sentiero. E come una stoffa pulita e senza macchie assorbe il colore, allo stesso modo a Suppabuddha il lebbroso,  seduta stante, si dischiuse lo sguardo del Dhamma, chiaro e limpido: “Tutto ciò che sorge, cessa”.

Avendo visto il Dhamma, raggiunto il Dhamma, conosciuto il Dhamma, preso possesso del Dhamma, essendo andato oltre il dubbio superando la perplessità e divenuto intrepido e autonomo per quel che concerne il messaggio del maestro, Suppabuddha si alzò dal suo posto e si accostò al Beato. Dopo averlo salutato rispettosamente si sedette da un canto e stando seduto lì gli si rivolse dicendo: “Splendido, signore! Splendido! Come se avesse raddrizzato una cosa capovolta, rivelato un nascondiglio, mostrato la via a chi si è perso, portato una lampada nel buio perché chi ha occhi per vedere veda – allo stesso modo il Beato, con diversi argomenti, mi ha chiarito il Dhamma. Prendo rifugio nel Beato, nell’insegnamento e nella comunità dei monaci. Che il Beato mi ricordi come un discepolo laico che da questo momento ha preso rifugio in lui finché avrà vita”.

La paura e il manganello 2

30 giovedì Nov 2017

Posted by Letizia Baglioni in Senza categoria

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estrema destra, violenza

Rilancio qui il servizio di Radio3 Rai dedicato all’irruzione di un gruppo di naziskin nella sede di un’associazione di Como che si occupa di accoglienza e assistenza ai migranti  Tutta la città ne parla 

Il succo del fatto di cronaca si può leggere QUI   L’azione del gruppo neofascista non ha comportato violenze fisiche o danni alla proprietà: i presenti sono stati ‘solo’ costretti ad ascoltare un proclama in cui venivano accusati di fomentare una pericolosa invasione e causare la progressiva “sostituzione”  del popolo europeo con un “non popolo” (?).  Quali indicibili angosce psicotiche, e scenari fantascientifici, risuonino in questo straordinario pronunciamento, lascio a  voi esaminare.

Fra qualche ora il dibattito, che include il racconto dei fatti dal punto di vista di uno dei volontari,  si potrà riascoltare in Podcast trasmissione del 30/11/2017

“La paura nasce dall’armarsi” ci ricorda il Buddha nei bei versi del Sutta Nipata LEGGI IL POST PRECEDENTE  Ma la mente non educata e non riflessiva continua, inesorabile, a immaginare il contrario (“devo armarmi per sconfiggere il pericolo ed eliminare la paura”) e necessita di pressare e travasare sugli altri, o meglio dentro agli altri, ciò che non sa affrontare, capire, digerire, trasformare. A me pare che la debolezza dello Stato, la vaghezza amorfa del corrente concetto di tolleranza (“chiunque può dire la propria, tutte le opinioni valgono uguale”) amplifichino il senso di una mancanza di confini e di limiti, generando uno spazio sociale caotico e frammentato dove sentirsi esistere è difficile. E dunque gettare una bomba con le parole, farsi ascoltare non per convincere, per sollevare un problema, per proporre, per rivendicare un diritto, ma per immaginarsi vivere: per stare a galla in un mare di rappresentazioni mentali dove toccare la terra di una comune umanità e svegliarsi dall’incubo risulta impossibile, o forse troppo doloroso.

A un certo punto abbiamo pensato che dividere il mondo in buoni e cattivi fosse ingiusto, pericoloso, inadeguato a descrivere la realtà e la Storia; che tutti avessero eguale diritto di parola e di azione indipendentemente dalla qualità di ciò che pensano e fanno e dagli effetti che producono. E se fosse il momento di fare un piccolo, consapevole, passo indietro e, senza intenti persecutori o disprezzo, rinsaldare gli argini della convivenza democratica, comprendere che le intenzioni e i progetti per cui la gente si associa e si riunisce non sono tutti validi e accettabili? E se invece delle condanne salottiere del razzismo (dell’antisemitismo, dell’omofobia e via elencando) si decidesse di rispettare e applicare le leggi, ad esempio l’art. 4 della legge 20 giugno 1952, (apologia del fascismo) o la legge 25 giugno 1993, n. 205 (legge Mancino)?  Condivisibile, in questo senso, è il commento di Saverio Ferrari su Il Manifesto di oggi .  Non sono così ingenua da credere che basti la legge o la repressione per cambiare la mentalità delle persone o per tenere a bada i cattivi e vivere tutti felici e contenti. Ma l’infinito dibattito in cui sembra che non abbiamo mai scelto, come Paese, da che parte stare, ci mette nella pericolosa situazione di attendere l’atto eclatante, la violenza efferata o l’abuso esplicito da parte di un individuo o di un gruppo per poter correre ai ripari e dire: “No, spiacente ma questo non è accettabile”.

Sempre più comprendo il valore inestimabile del Dhamma e la possibilità per chi educa se stesso di contribuire a una cittadinanza responsabile, meno vulnerabile all’angoscia, alla rabbia, all’autogiustificazione moralistica, all’impotenza (stavo per dire al ‘disfattismo’, ma mi sono ripresa in tempo … smile!)

Un grumo di schiuma

07 martedì Nov 2017

Posted by Letizia Baglioni in Sutta

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dukkha, khandha, Sutta

Quel che segue è una versione italiana del Pheṇa­piṇ­ḍūpama­ sutta – Saṃyutta Nikāya 22.95. Il testo pāli e la traduzione inglese di Bhikkhu Bodhi possono essere consultati QUI  Ho omesso i versi conclusivi, che non aggiungono alla sostanza del discorso in prosa.

In una certa occasione il Beato dimorava ad Ayojjhā sulle sponde del  Gange. Lì il Beato si rivolse ai bhikkhu:

“Immaginate un grosso grumo di schiuma portato dalla corrente del fiume, e che un uomo di buona vista lo osservi, consideri ed esamini attentamente. Avendolo osservato, considerato ed esaminato attentamente gli apparirebbe vuoto, inconsistente e privo di sostanza. E quale sostanza potrebbe esservi in un grumo di schiuma?  schiuma

Allo stesso modo, qualunque forma – passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o sottile, infima o eccellente, lontana o vicina – un bhikkhu la osserva, considera ed esamina attentamente. E avendola osservata, considerata ed esaminata attentamente gli appare vuota, inconsistente e priva di sostanza.  E quale sostanza potrebbe esservi nella forma?

Immaginate una bolla d’acqua che si forma e dissolve sull’acqua, quando d’autunno cadono grosse gocce di pioggia; e che un uomo di buona vista la osservi, consideri ed esamini attentamente. Avendola osservata, considerata ed esaminata attentamente gli apparirebbe vuota, inconsistente e priva di sostanza. E quale sostanza potrebbe esservi in una bolla d’acqua?  pioggiaAllo stesso modo, qualunque sensazione – passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o sottile, infima o eccellente, lontana o vicina – un bhikkhu la osserva, considera ed esamina attentamente. E avendola osservata, considerata ed esaminata attentamente gli appare vuota, inconsistente e priva di sostanza. E quale sostanza potrebbe esservi in una sensazione?

Immaginate un miraggio che luccica a mezzogiorno nell’ultimo mese della stagione calda, e che un uomo di buona vista lo osservi, consideri ed esamini attentamente. Avendolo osservato, considerato ed esaminato attentamente gli apparirebbe vuoto, inconsistente e privo di sostanza. E quale sostanza potrebbe esservi in un miraggio? miraggio Allo stesso modo, qualunque percezione – passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o sottile, infima o eccellente, lontana o vicina – un bhikkhu la osserva, considera ed esamina attentamente, e avendola osservata, considerata ed esaminata attentamente gli appare vuota, inconsistente e priva di sostanza.  E quale sostanza potrebbe esservi in una percezione?

Immaginate qualcuno che avendo bisogno di legname e andando in cerca di legname vada nel bosco con un’ascia affilata per procurarsi il legname. Lì vede il fusto di un grande banano – dritto, rigoglioso, senza infiorescenze. Lo abbatte, taglia il ciuffo e srotola il fusto, ma srotolato il fusto non trova neppure l’alburno, tanto meno il durame. A un uomo di buona vista che lo osservi, consideri ed esamini attentamente apparirebbe vuoto, inconsistente e privo di sostanza. E quale sostanza potrebbe esservi in un fusto di banano?  cross-section-pseudostemAllo stesso modo, qualunque volizione – passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o sottile, infima o eccellente, lontana o vicina – un bhikkhu la osserva, considera ed esamina attentamente, e avendola osservata, considerata ed esaminata attentamente gli appare vuota, inconsistente e priva di sostanza.  E quale sostanza potrebbe esservi nelle volizioni?  

Immaginate un mago, o l’apprendista di un mago, che esegue un incantesimo a un crocicchio, e che un uomo di buona vista lo osservi, consideri ed esamini attentamente. Avendolo osservato, considerato ed esaminato attentamente gli apparirebbe vuoto, inconsistente e privo di sostanza. E quale sostanza potrebbe esservi in un incantesimo? Allo stesso modo, qualunque coscienza – passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o sottile, infima o eccellente, lontana o vicina – un bhikkhu la osserva, considera ed esamina attentamente, e avendola osservata, considerata ed esaminata attentamente gli appare vuota, inconsistente e priva di sostanza.  E quale sostanza potrebbe esservi nella coscienza? 

Alla luce di ciò, il nobile discepolo che conosce gli insegnamenti perde interesse per la forma, le sensazioni, i concetti, le volizioni, la coscienza. Avendo perso interesse è distaccato, e il distacco lo libera. Quando è libero sa: ‘Libero’. Allora capisce: ‘La nascita è estinta, la vita santa è compiuta, quel che andava fatto è stato fatto, non c’è altro per l’esistenza’”. Questo è ciò che disse il Beato.

NOTE ALLA TRADUZIONE

Forma, ecc. Ossia i cinque gruppi di appropriazione (pañcupādānakkhandhā), processi condizionati e impermanenti su cui si basa la costruzione dell’io e del mio e la sofferenza che ne deriva. Per una esposizione del concetto di khandhā (comunemente noti come “aggregati”) nei discorsi antichi, vedi Anālayo Bhikkhu, Satipaṭṭhāna: The Direct Path to Realization cap. X –  PER UN ESTRATTO IN ITALIANO CLICCA QUI    Una descrizione esperienziale dei cinque khandha come ‘tessiture o consistenze dell’essere’, utile per la pratica di consapevolezza è quella di Achaan Sucitto: vedi Anapanasati_2 (Corpo sottile e tessiture dell’essere)

Osserva, considera, esamina attentamente …  “passati nijjhāyati yoniso upaparikkhati” i tre verbi in sequenza sono quasi sinonimi ma suggeriscono un’intensificazione progressiva, l’esercizio di una qualità di investigazione, discernimento o visione penetrante (vipassanā). Nijjhāyati è forse più forte del nostro ‘considera’, e implica una sostenuta riflessione o meditazione (ma voglio evitare giri di frase e conservare un bel ritmo!) . Yoniso è più specifico di ‘attentamente’ o ‘accuratamente’ e rimanda etimologicamente all’andare ‘alla radice’ (ma anche qui scelgo semplicità e immediatezza). Sul significato di yoniso vedi anche gli appunti dal ritiro Attenzione accurata e i relativi discorsi nella sezione AUDIO di questo blog, in particolare il n. 3 “comprendere dukkha”.

Un fusto di banano … Il banano è in realtà una pianta erbacea prodotta da un bulbo-tubero e il suo pseudofusto, che muore dopo la maturazione dei frutti, è formato da vari strati di foglie strettamente arrotolate a spirale e non contiene alcuna sostanza legnosa o nucleo. In altre parole, la guaina delle foglie non si innesta su alcun ‘fusto’, ma le foglie si sostengono a vicenda creando un effetto di compattezza e la tipica sezione ad anelli (visibile in foto) che solo formalmente ricorda quella di un albero. Analogamente, la dinamica delle volizioni (intenzioni, impulsi, desideri, tendenze, schemi mentali, abitudini, processi inconsci o preconsci che generano pensieri ed emozioni … sotto l’egida dell’ignoranza e dell’attaccamento) crea l’impressione di un agente o soggetto da cui promanano, a cui si appoggiano o appartengono, ma a un esame accurato tale dinamica si rivela ‘vuota’ di un io o mio e di alcunché di permanente, consistente e soddisfacente.

L’incantesimo di un mago …  māyā si può anche rendere con ‘gioco di prestigio’, nel senso di un trucco di magia che ci fa vivere ed esperire come credibile, coerente e sostanziale un fluido caledoscopio di fenomeni incostanti e condizionati. Comprendere il carattere illusionistico della coscienza (che emerge dal contatto fra le sei basi sensoriali interne ed esterne ed è plasmata da volizioni e tendenze) mina l’implicito sentimento di realtà oggettiva e valore che tendiamo a impartire alla nostra esperienza del mondo e di un ‘io’ che lo conosce.

Ritiro di dicembre a Tossignano Bologna

05 giovedì Ott 2017

Posted by Letizia Baglioni in Pratica buddhista

≈ Commenti disabilitati su Ritiro di dicembre a Tossignano Bologna

COMPRENDERE LA SOFFERENZA  

Tossignano (BO) 7-10 dicembre 2017 (il ritiro è concluso)

INFO QUI 

Per facilitare l’organizzazione, chiediamo a tutti gli interessati di perfezionare l’iscrizione quanto prima, e comunque entro il 25 novembre. Grazie!

L’accento è sulla coltivazione della presenza mentale nell’arco di tutta la giornata, e su come la meditazione può darci gli strumenti e l’occasione per esplorare direttamente ciò che il Buddha definisce “dukkha”, sostenuti dalla riflessione saggia e dalle qualità salutari coltivate nell’ottuplice sentiero. 

Letture consigliate (clicca sul titolo)
  • Achaan Munindo, Il prezioso dilemma
  • Comprendere dukkha (su questo blog)

MATERIALI

Audio – Rifugi e Brahmavihara

Testo canti- Brahmavihara Rifugi-e-precetti

Appunti e citazioni dal ritiro addestramentogradualeMN125

Registrazioni dei discorsi dal ritiro vedi alla pagina AUDIO

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